Il Governo blinda ‘l’apertura’ tra Regioni del 3 giugno. Tra polemiche e malumori

De Luca: Non si comprende apertura generalizzata. Solinas: certificato di negatività è un'esigenza

Foto LaPresse/Marco Cantile Napoli 14/12/2016 Cronaca Inaugurazione Ospedale del Mare, nel quartiere Ponticelli di Napoli. Presente il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca Nella foto: Vincenzo De Luca

ROMA – Nessuna video-conferenza con le Regioni, per il Governo il “dado è tratto”. Il 3 giugno si tornerà a circolare per tutto il territorio italiano, mettendo nel cassetto anche l’ultima versione – una delle tante – dell’autocertificazione che ha segnato il lockdown dei cittadini a causa dellla pandemia da Coronavirus. Nessun nuovo Dpcm e per ora non è neanche in programma una conferenza stampa del premier Giuseppe Conte. Il Paese insomma torna a riunirsi, ma non senza polemiche. I dati della Lombardia sono confortanti (solo 221 nuovi casi oggi, ndr), l’indice Rt è sotto controllo e non è emersa alcuna situazione critica: presupposti però che non tranquillizzano alcuni governatori delle regioni del Sud che sono tornati a manifestare la loro contrarietà.

Diversi governatori criticano la decisione

Il primo a confermare i dubbi già espressi nei giorni scorsi è Vicenzo De Luca: “Davvero non si comprende quali siano le ragioni di merito che possono motivare un provvedimento di apertura generalizzata. E la non limitazione della mobilità nemmeno per le province ancora interessate pesantemente dal contagio”. Il governatore della Campania insinua poi che la decisione da parte del governo è stata presa “non sulla base di criteri semplici e oggettivi ma sulla base di spinte e pressioni di varia natura”. Lo sceriffo non è d’accordo, non ne fa un mistero, e annuncia: “Valuteremo le decisioni del governo, se e quando saranno formalizzate”.

Da palazzo Chigi però si ribadisce che non ci sarà alcuna formalizzazione, perché non necessaria. Il decreto del 19 maggio aveva già previsto il ritorno alla mobilità tra regioni a partire dal 3 giugno. Misura confermata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, e accompagnata dall’avvertimento del responsabile per gli Affari regionali, Francesco Boccia. Pronto a impugnare qualsiasi azione da parte dei presidenti delle regioni che vadano contro i dettami della Costituzione. Nessun passaporto sanitario, tantomeno chiusure indirizzate ai lombardi. Al massimo, viene spiegato da fonti di governo, potrebbe passare, eventualmente, la decisione da parte dei governatori, di mantenere la quarantena per chi si sposta da regione a regione.

Il ministro Boccia pronto ad impugnare eventuali decisioni contrarie da parte dei presidenti delle Regioni

Chi invece sembra non mollare la presa è Christian Solinas, presidente della Regione Sardegna, che insiste sul certificato di negatività: “Un piccola precauzione in più. Credo che sia un’esigenza che si dovrà prima o poi affrontare senza strumentalizzazioni politiche”. Non è della stessa idea Luca Zaia: “Pensare ad una patente di sanità è impossibile” e definisce la riapertura “tutti insieme” del 3 giugno “un bel segnale”.

Superato quindi il ponte della festa della Repubblica, l’Italia potrà guardare con altri occhi il futuro che l’attende. Attenzione però non sarà un liberi tutti. Benché si potrà tornare a viaggiare da regione a regione resteranno in vigore alcuni obblighi. Il Coronavirus continua a circolare, è il refrain degli scienziati, pertanto la fase del ‘contenimento’ non è ancora superata. Ancora vietati infatti assembramenti e affollamenti, anche in casa, con la regola in vigore del distanziamento sociale e dell’uso della mascherina quando non è possibile. Ancora non consentiti baci e abbracci con chi non è ‘congiunto’ e anche con i parenti non conviventi, soprattutto se sono anziani. Lo stesso vale per l’uso dei guanti, soprattutto quando si comprano alimenti. Resta fermo l’obbligo infine della quarantena nel caso in cui si è venuti a contatto con un positivo al Covid-19.

(LaPresse)

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