Conte: “Numeri incoraggianti, ci meritiamo il sorriso. Ma il virus non è scomparso”

Foto Filippo Attili / Palazzo Chigi / LaPresse in foto il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

ROMA – Dopo il lockdown e i sacrifici fatti “ci meritiamo il sorriso“. Giuseppe Conte si presenta nel cortile di palazzo Chigi nel giorno in cui cadono anche le ‘barriere’ regionali e, dopo aver comunicato in più occasioni divieti e chiusure, si rivolge agli italiani per fare il punto di quella che è stata la ‘fase due’ e dare avvio alla nuova normalità. L’incrocio tra curva epidemiologica e algoritmi, le analisi del Comitato tecnico scientifico, i report che arrivano dalle Regioni fotografano finalmente una situazione che fa ben sperare.

“I dati della curva epidemiologica ci confermano che il sistema di controllo del contagio sta funzionando. A circa un mese dal 4 maggio, i numeri sono incoraggianti”, esordisce il premier, che vuole conservare la “cautela” dimostrata negli ultimi mesi ma sceglie anche di parlare “con chiarezza”. “Non ci sono situazioni critiche in nessuna Regione né di sovraccarico delle strutture ospedaliere su tutto il territorio nazionale. Questo – sottolinea – dimostra che la strategia adottata è quella giusta”. E’ una risposta a chi ha criticato il rigore del governo, ma anche un attestato di merito riconosciuto ai cittadini e – soprattutto – un nuovo invito alla prudenza. “Colgo in giro l’entusiasmo di una socialità ritrovata. Ci meritiamo i sorrisi e l’allegria dopo settimane di grandi sacrifici.

Ma è bene ricordare che se ci troviamo in questa condizione, e siamo tra i primi in Ue a ravviare” il Paese, “è perché abbiamo accettato di compiere sacrifici, responsabilmente di modificare abitudini di vita radicate”, ricorda il presidente del Consiglio.

Anche se l’emergenza sanitaria “è alle spalle” il premier chiede ancora “attenzione”. Il distanziamento fisico e le mascherine “servono”. Di più: “Abbandonare il rispetto di queste precauzioni perché si ritiene che oggi il virus sia scomparso è una grave leggerezza, completamente smentita dai dati dei contagi”. Questo vale anche per chi, il due giugno, era in piazza. “E’ giusto che ci sia la libertà di manifestare il proprio dissenso, anche la libertà di criticare il Governo, ma nel rispetto delle norme base di sicurezza – sottolinea Conte sollecitato sulla manifestazione romana di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani – Anche perché cosa dovremmo dire se poi da quelle manifestazioni nascesse un focolaio?”.

Perché si torni alla normalità, il premier ne è consapevole, bisognerà che anche la scuola riparta: “Sicuramente a settembre si riaprirà e si tornerà alla didattica in presenza – assicura – I sindaci hanno il permesso speciale per rinnovare gli edifici scolastici e arrivare a settembre a scuola in aule più grandi”. (LaPresse)

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