Camorra e droga, arrestati in 7

No al sequestro chiesto dalla Dda. Ricercato Paolo Cinotti, si trova all’estero

CASERTA – Sette persone sono state arrestate dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta su camorra e droga nel capoluogo. Quattro sono in carcere, tre ai domiciliari: un ottavo uomo, Paolo Cinotti, 35 anni, di Caserta, si trova attualmente all’estero, in un paese europeo. Non è stato ancora catturato, deve essere ristretto ai domiciliari.

In carcere sono stati posti Concetta Buonocore, 58 anni, di Caserta, già detenuta per altro; è la moglie del boss Antonio Della Ventura, 60 anni, in carcere per omicidio e capozona storico dei Belforte di Marcianise per la città di Caserta. In carcere anche Consiglia D’Angelo, 46 anni, di Caserta. Dentro anche Michele Maravita, 33 anni, formalmente residente a Valle di Maddaloni ma domiciliato a Caserta, genero del capo Antonio Della Ventura. In carcere Agostino Vergone, 31 anni, di Caserta.

Ai domiciliari sono stati posti invece Giuseppe Orefice, 43 anni, di Capodrise; Umberto Giglio, 36 anni, di Caserta; Ferruccio Coppola, 32 anni, di Caserta. Indagati a piede libero invece Maddalena Della Ventura, detta Lena, 33 anni, di Caserta, figlia di Antonio e Concetta Buonocore, moglie di Maravita; Vincenzo Carbone, 47 anni, di Caserta; Maxmiliano Carponi, 38 anni, di Caserta; Pietro Cioffi, detto Chiummino, 54 anni, di Caserta; Alfonso D’Itri, 50 anni, di Caserta; Pasquale Maio, 24 anni, di San Marco Evangelista; Virginia Scalino, 37 anni, di Casola di Caserta, cognata della Buonocore avendone sposata il fratello; Felice Tunisino, 43 anni, di Caserta; Antonio Vergone, 30 anni, di Caserta e Clemente Vergone, 50 anni, di Caserta. L’operazione è stata portata a termine ieri mattina dai carabinieri del Reparto operativo di Caserta coordinati dal tenente colonnello Salvatore Sferlazza con il Nucleo investigativo coordinato dal maggiore Giorgio Guerrini al termine delle indagini avviate nel 2017 e coordinate dalla Procura della Dda di Napoli.

Dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Emilia Di Palma è emersa l’esistenza di un’associazione mafiosa del clan Belforte – Mazzacane e di un traffico di sostanze stupefacenti. Di camorra rispondono Buonocore, D’Angelo, Maravita e Agostino Vergone. Per Maravita, Maddalena Della Ventura e Carbone il pm aveva chiesto il sequestro di alcuni immobili che ilgip ha però rigettato. Dall’inchiesta è anche emerso che la moglie del boss Della Ventura, Buonocore, nonostante il suo stato detentivo, era costantemente messa a conoscenza della situazione esterna da congiunti e collaboratori, e manteneva pertanto un costante controllo delle attività illecite del gruppo criminale, organizzando addirittura “regolamenti” di conti nei confronti di soggetti che avevano mancato di rispetto al genero Michele. Proprio Maravita per conto della suocera, avrebbe assunto la direzione degli affari di famiglia gestendo le attività commerciali (una sala scommesse a Casagiove, un parcheggio e un negozio di animali a Maddaloni), dirigendo le attività illecite (stupefacenti, usura, estorsioni e riciclaggio) e provvedendo al sostentamento dei propri collaboratori e dei detenuti.

Di fatto sarebbe stato il punto di riferimento per gli altri appartenenti e affiliati al clan su Caserta, Maddaloni e comuni limitrofi. Suo braccio destro era Agostino Vergone; si occupava principalmente della conduzione delle piazze di spaccio fornendo (e talvolta imponendo) le sostanze stupefacenti ai vari pusher. La D’Angelo invece è ritenuta la faccendiera di Maravita, poneva in essere tutte le condotte necessarie per preservare l’operatività del gruppo criminale, come ad esempio il reperimento di telefoni cellulari e di schede telefoniche intestate a soggetti fittizi e l’organizzazione degli accompagnamenti in carcere per le visite alla Buonocore e ai Della Ventura. Gli interrogatori prenderanno il via da oggi. Tra gli avvocati di fiducia degli indagati ci sono Nello Sgambato, Michele Di Fraia, Alfonso Iovino.

Il gruppo controllava tre piazze di spaccio

Le piazze di spaccio di Maravita erano materialmente gestite da Agostino Vergone che si avvaleva dei pusher Ferruccio Coppola, Umberto Giglio e Paolo Cinotti. Lo stupefacente (cocaina, hashish e marijuana) arrivava da diverse zone del napoletano con Giuseppe Orefice che si occupava dell’intermediazione, in particolar modo per l’hashish. E’ quanto sostengono gli investigatori che hanno fatto luce su di un giro d’affari di svariate migliaia di euro settimanali. Un business che consentiva a Maravita di mantenere un tenore di vita molto elevato, caratterizzato da numerosi eccessi come viaggi all’estero in residenze di lusso, gite in barca e puntate ai casinò. le piazze di spaccio sono state individuate nelle strede in cui si trovano due bar, via Settembrini e via Bramante, e all’esterno di un circolo ricreativo in via Fratelli Rosselli. Erano quelli i luoghi in cui davano appuntamento gli esponenti dell’organizzazione ovviamente all’oscuro dei locali che in quelle strade lavorano e che sono completamente estrani all’indagine. Nel maggio 2017 ci sono anche stati dei momenti di tensione poiché Cinotti aveva intenzione di rendersi autonomo dal gruppo di Maravita. Quest’ultimo, la sera del 23 maggio, aveva organizzato un agguato e lo aveva aggredito insieme ad altri soggetti, tra i quali Agostino Vergone, che nell’occasione aveva anche esploso un colpo d’arma da fuoco fortunatamente senza conseguenze. L’attività investigativa ha quindi confermato la piena attività del clan Belforte, con particolare riferimento ai comuni di Caserta e Maddaloni. Alcune informazioni confidenziali ricevute dai carabinieri unitamente ad intercettazioni ambientali e telefoniche hanno permesso di mettere insieme un quadro indiziario a carico dei principali esponenti del’ipotizzato gruppo criminale.

L’inchino della Madonna davanti alla villa del boss

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