Caso St. Louis, nella scuola dei vip genitori in rivolta

Mancanza di sapone nei bagni, cibo freddo in mensa, surgelato e non fresco. Divise pagate e mai arrivate. Erano queste le accuse che a novembre 2019 avevano portato alla ribalta delle cronache milanesi la scuola paritaria bilingue St. Louis, considerata l'istituto dei 'vip' milanesi e non solo

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse 23 Maggio 2020 Roma (Italia) Cronaca Fase 2 : manifestazione priorità alla scuola Nella Foto : la manifestazione vicino al ministero della pubblica istruzione Photo Cecilia Fabiano/LaPresse May 22, 2020 Rome (Italy) News Phase 2 : demonstration the school is a priority In the pic : the protesters near the ministry of public education

MILANO – Mancanza di sapone nei bagni, cibo freddo in mensa, surgelato e non fresco. Divise pagate e mai arrivate. Erano queste le accuse che a novembre 2019 avevano portato alla ribalta delle cronache milanesi la scuola paritaria bilingue St. Louis, considerata l’istituto dei ‘vip’ milanesi e non solo. I genitori avevano lamentato una situazione non all’altezza dell’offerta proposta, soprattutto nella sede di Colonna. Una vicenda che si era conclusa con l’ammissione di alcuni disservizi da parte della scuola, con alcune divise mai arrivate, e con un ritorno allo status quo. Ora, a sette mesi di distanza, e all’indomani di una pandemia che ha fiaccato il Paese e le famiglie, si aggiunge un nuovo capitolo alla saga: una didattica ‘online’ non adeguata ai giovani allievi nelle prime settimane di lockdown.

Al centro ci sono sono sempre loro, i bambini, per la cui istruzione e preparazione i genitori sono disposti a pagare rette altissime pur di assicurare un certo tipo di standard educativo. Ma, al contempo, quegli stessi genitori si aspettano, e pretendono, un’offerta formativa adeguata al nome prestigioso della scuola. Anche in tempo di coronavirus.

Come è accaduto in tutta Italia con l’esplodere dell’emergenza sanitaria, anche gli allievi della St.Louis, che accoglie bambini dai 2 ai 18 anni, sono rimasti a casa dal 24 febbraio. Da allora è stato un susseguirsi di didattica a distanza, di genitori improvvisati maestri, di lezioni in remoto davanti al computer senza il supporto vis-à-vis dell’insegnante. Una problematica comune in tutto il mondo in lotta con il Covid-19, ma le famiglie si aspettavano molto di più da chi vanta un curriculum come unica scuola internazionale a Milano, con un ottimo corpo docente sia in lingua inglese sia in italiano. Invece, a quanto raccontano i genitori, nel mese di marzo è arrivato un solo video di lezione al giorno della durata di 55 minuti massimo. Troppo poco passare dalle 8 ore in classe, in tempi normali, a neanche un’ora dell’era Covid. E per questo, una trentina di genitori ha deciso di chiedere il rimborso della retta di marzo già versata, pur apprezzando gli sforzi compiuti dalla scuola per mitigare il disagio degli allievi. O che, almeno, le somme già corrisposte venissero portate in compensazione con le rette dell’anno prossimo (il cui versamento della prima rata scade il 15 giugno). Trovandosi di fronte, però, un netto rifiuto.

Interpellato da LaPresse il gruppo Inspired, di cui la St. Louis fa parte, ha spiegato che la scuola, all’indomani del lockdown, ha immediatamente attivato un programma di apprendimento virtuale specifico per ogni classe, con insegnamento dal vivo, video preregistrati e ampio utilizzo delle piattaforme online. Non solo, dalla St.Louis hanno precisato di aver costantemente migliorato la cosiddetta ‘scuola virtuale’ proprio alla luce dei suggerimenti dei genitori e che il corpo docente ha lavorato a lungo nell’interesse degli studenti con supporti individuali via e-mail, videoconferenze e telefonate. Infine, la scuola ha sostenuto di non aver mai interrotto, né in modo totale né in modo parziale l’attività didattica, e di non ravvisare quindi la richiesta di riduzione della retta.

Già nei mesi scorsi il gruppo aveva diffuso delle ‘Q&A’ sulle domande e risposte più frequenti rivolte dai genitori in cui spiegava che nel mese di marzo vi era stata la necessità di pagare tutti i fornitori, visto che non si era potuto dare loro preavviso, ed era per questo che non venivano applicate riduzioni. Inoltre, ha fatto sapere di aver predisposto un piano di sconti: per quanto riguarda la nursery (2-3 anni), una riduzione del 50% della retta dovuta per il mese di aprile e del 100% per maggio e giugno; per le classi preschool (3-4 anni) una riduzione del 50% della retta da aprile e giugno; per le classi reception e year (4-5 anni) uno sconto del 25% per la retta da aprile a giugno. Oltre al rimborso pieno della mensa, dell’attività extracurricolari e di piscina non usufruite.

Riduzioni assolutamente arbitrarie e non giustificate, che comunque non riguardano il mese di marzo, lamentano i genitori precisando anche che, sul rimborso della mensa, si sono trovati una decurtazione per l’attrezzatura da cucina (vale a dire, stoviglie, pentole, bicchieri) con la motivazione che “si tratta di un costo fisso che la scuola sostiene annualmente”. In sostanza, hanno concluso, al netto di un servizio non adeguato vengono ulteriormente addebitati alle famiglie anche i costi della cucina. “I genitori non ritengono sia equo far pagare a prezzo sostanzialmente intero un servizio che, pur per motivi eccezionali non imputabili alla Scuola, di certo intero non è stato”, ha ribadito a LaPresse l’avvocato Raffaele Cavani, che rappresenta alcune famiglie di allievi della Scuola.

Le famiglie infatti chiedono da tempo di poter avere un confronto, un tavolo negoziale con la scuola, per discutere il problema, anche in vista del prossimo anno scolastico. Dopo un’unica occasione di scambio, le famiglie lamentano ora la totale chiusura da parte della scuola. Al momento, l’unica proposta da parte della St.Louis è stata quella di una riduzione dell’1,5% sulla retta dell’anno scolastico 2020-2021 senza però fornire dettagli su come, concretamente, sarà l’attività didattica a partire da settembre.

(LaPresse)

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