Coronavirus: vendite al dettaglio giù del 10,5% ad aprile, tengono gli alimentari

Rispetto ad aprile 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 16,4% per la grande distribuzione e del 37,1% per le imprese operanti su piccole superfici

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TORINO – Nuovo, forte calo delle vendite ad aprile in Italia del commercio al dettaglio. Un crollo annunciato alla luce dell’effetto coronavirus quello fotografato dai dati Istat. Ad aprile 2020 è stata stimata una diminuzione rispetto a marzo del 10,5% in valore e dell’11,4% in volume. Come per lo scorso mese, a determinarla sono le vendite dei beni non alimentari, che diminuiscono del 24,0% in valore e del 24,5% in volume, mentre quelle dei beni alimentari aumentano in valore (+0,6%) e sono in diminuzione in volume (-0,4%).

I dati Istat

Su base tendenziale, si registra una diminuzione delle vendite del 26,3% in valore e del 28,1% in volume. Sono ancora quelle dei non alimentari a calare sensibilmente (-52,2% in valore e -52,5% in volume), mentre crescono quelle del cibo (+6,1% e +2,9% rispettivamente). Per quanto riguarda i non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per tutti i gruppi di prodotti. Le maggiori per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-90,6%), mobili, articoli tessili e arredamento (-83,6%), abbigliamento e pellicceria (-83,4%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (-82,5%), mentre il calo minore si registra per i prodotti farmaceutici (-3,5%).

Diminuisce la vendita al dettaglio

Rispetto ad aprile 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 16,4% per la grande distribuzione e del 37,1% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 45,2%. In controtendenza, invece, il commercio elettronico, in deciso aumento a +27,1%. Puntuale il commento dell’ufficio studi di Confcommercio. “Un dato che evidenzia, con grande chiarezza, le difficoltà delle imprese di minori dimensioni. Infatti, al di là della tenuta di quelle che operano nel comparto alimentare, molte aziende – in particolare nei comparti abbigliamento, calzature, mobili e articoli sportivi – hanno conosciuto in due mesi un sostanziale azzeramento del fatturato, evento che mette a rischio la loro stessa sopravvivenza”.

L’analisi di Confcommercio

E per Confcommercio non meno critico è lo scenario per il commercio ambulante. Nel confronto internazionale, solo i dati di Francia (-31,1%) e Spagna (-29,8%) sono peggiori di quelli italiani, con la Germania, ad esempio, che ha registrarto un -6,2%. Per il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradara, è “una tendenza negativa che impiegherà ancora molto tempo per invertire la sua rotta. Stimiamo che a fine 2020 si potrà registrare un calo delle vendite del -30%, con inevitabili impatti su occupazione e investimenti”. All’orizzonte altre nubi. “Se gettiamo uno sguardo ai prossimi mesi – dice Gradara – dovremo confrontarci con un progressivo rientro alla normalità per quanto riguarda il consumo fuori casa e, soprattutto, una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie dovuta agli effetti Covid-19 su occupazione e redditi che frenerà ulteriormente i consumi, anche degli alimentari”.

(AWE/LaPresse/di Laura Carcano)

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