La lettera dal carcere di Maniero: “E’ un piano di destabilizzazione”

La missiva dell’ex boss del Brenta e di altri detenuti inviata alla Procura

Publifoto/LAPRESSE28-09-1994 Milano,ItaliaInterniNella foto : il boss FELICE MANIERO.

Poche righe, scritte in stampatello. Chiare, chiarissime, regolari, per forma e contenuto. Son quelle della lettera inviata dal carcere di Voghera e firmata in calce da Felice Maniero, l’ex boss della mala del Brenta e da altri detenuti, anche napoletani, come Ciro Ferrara, Elio Cafiero, Luca Mori e Stefano Masini. Nella lettera si legge di presunti abusi, prevaricazioni, comportamenti in spregio al recente decreto Covid. Il commento del segretario del sindacato Spp è duro: “La lettera di Felice Maniero e soci è la continuazione di un piano di destabilizzazione del sistema carcerario italiano – afferma Aldo Di Giacomo – che fa seguito alle sommosse dei mesi scorsi e che nasce dalle fragilità del sistema carcerario e dalla sterilità delle politiche penitenziarie che hanno portato i delinquenti e le organizzazioni criminali ad avere pieno possesso delle carceri”. Non ha mezze misure il segretario generale della sigla di categoria. “La lettera rientra in un chiaro piano di destabilizzazione del sistema penitenziario iniziato da qualche anno, il quale ha trovato condivisione in parte del mondo della politica e negli ultimi 4 anni di gestione Dap, ma soprattutto nelle associazioni di detenuti e di quelle correnti di pensiero buonista che hanno portato al totale fallimento del sistema carcerario” e qui, il chiaro riferimento è ai garanti, con i quali lo stesso Di Giacomo ha avuto di recente uno scontro a distanza.

“Fermo restando che molte cose scritte nella missiva inviata alla Procura potrebbero essere vere, fa specie che detenuti di calibro delinquenziale notevole si ergano a difensori dei poliziotti penitenziari e del sistema penitenziario. L’incapacità gestionale delle carceri ha portato a questi paradossi in cui delinquenti approfittano delle fragilità del sistema per cercare di destabilizzarlo”. “Una cosa è certa – conclude – che se non si mette mano immediatamente ad una revisione totale della concezione di carcere in cui lo Stato riprenda il controllo degli istituti di pena, il rischio rivolte sarà sempre in agguato”. “Tutto quello a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi ha messo a nudo la fragilità di un sistema che fa acqua da tutte le parti – Continua Di Giacomo – Negli ultimi anni abbiamo denunciato che i detenuti hanno il pieno controllo delle carceri e che riescono a gestire i loro traffici riuscendo ad impartire ordini all’esterno ed in molti casi il carcere è diventato rifugio e momento di ristoro per quei detenuti che rischiavano di essere eliminati da rivali. Con il rientro in carcere di Zagaria inizia una nuova puntata”.

Non solo. Proprio ieri Felice Maniero è stato condannato a quattro anni per maltrattamenti sulla compagna. E’ per quel reato che era finito in carcere nuovamente lo scorso anno. Maniero aveva anche rinunciato a collegarsi da Voghera “per motivi di salute”. Il giudice ha deciso di rinviare la lettura della sentenza disponendo una verifica delle condizioni dell’ex boss. Secondo il medico la “sintomatologia” sarebbe “pretestuosa”. Ma chi è Maniero? . Una carriera criminale iniziata negli anni Settanta quando mise su un gruppo di sbandati con il quale iniziò a compiere le prime rapine. Lo chiamavano ‘Faccia d’Angelo’ o ‘Felicetto’ perché, rispetto ai suoi affiliati, sembrava poco più che un ragazzino. Invece aveva già la testa di un boss tanto da ‘inventarsi’ la mafia in Veneto. Nel corso delle indagini a carico di Maniero e della sua banda, negli anni sono emersi contatti con la camorra.

Il rapporto con la famiglia Giuliano di Forcellasarebbe stato lo stesso Maniero a confermarlo durante la sua collaborazione con la giustizia. Meno noti, invece, i suoi rapporti con le organizzazioni camorristiche del casertano e in particolare con il clan dei Casalesi. Recenti attività investigative hanno permesso di scoprire che alla metà degli anni Ottanta, il gruppo di Maniero aveva esteso la sua influenza fino a Modena dove era entrato in contatto con alcuni affiliati al boss Giuseppe Caterino. Diventato collaboratore di giustizia nel 1995, uscì dal carcere nel 2010 e iniziò una nuova vita sotto altra identità. I media erano tornati a parlare di lui a seguito di un video pubblicato nel quale descriveva la sua nuova attività di imprenditore e parlava della pericolosità delle microplastiche. Fino al nuovo arresto per maltrattamenti a Brescia nel 2019.

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