Nicola Schiavone: pronti ad ammazzare gli uomini di Zagaria

Le nuove dichiarazioni del pentito inserite nell'inchiesta sull'omicidio Lubrano

Erano gli uomini di Michele Capastorta Zagaria sul Basso Volturno: ad individuarli è stato Nicola Schiavone. Lo ha fatto nell’aprile del 2019, quando la Dda gli ha chiesto di Ciccio ‘e Brezza, al secolo Francesco Zagaria. “Di lui – ha chiarito il boss pentito – me ne hanno parlato Nicola Panaro e Francesco Salzano. Lo indicavano come una persona di Michele, che agiva a Capua, Santa Maria La Fossa, Grazzanise e zone limitrofe, in particolare accompagnandosi a due persone: una è il fratello di Salvatore Nobis detto ‘scintilla’. Ma non è Aldo Nobis, che conosco personalmente. L’altra è tale ‘Ciccio a pecora’, imparentato con Alfonso Cacciapuoti”. Di loro, ha proseguito il figlio di Sandokan, Capastorta si sarebbe servito “per azioni delittuose legate ad incendi, furti e ritorsioni nel settore agricolo”.

Il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone

Pronti ad uccidere

“Panaro – ha proseguito il pentito – mi indicava queste tre persone come obiettivi primari in caso di rottura con Michele Zagaria per eliminargli gli appoggi sulle zone capuane e di Grazzanise in caso di contrasti con noi del clan Schiavone”. Tra il primogenito del capoclan e il boss di Casapesenna c’erano attriti: dopo gli omicidi di Michele Iovine, Antonio Salzillo e Clemente Prisco, i rapporti si erano incrinati. E più volte si era sfiorata la guerra tra le due anime dei Casalesi. “Se fossimo giunti ad un contrasto armato con Michele, gli obiettivi da eliminare – ha chiarito il collaboratore – erano proprio questi tre soggetti. Per come riferitomi da Salzano, queste tre persone fungevano da contatto con Tonino Mezzero. Zagaria gli mandava un ‘regalo’ in termini di sussidio economico, pure essendo stipendiato da noi, essendo al 41 bis”.

I riscontri

Gli inquirenti hanno fatto accertamenti sulle parole di Schiavone. Il Ciccio a pecora indicato sarebbe Francesco Martino, 60enne, cognato di Alfonso Cacciapuoti, capozona dei Mazzoni. Gli investigatori hanno anche accertato i numerosi contatti tra Martino e Raffaele Nobis (non indagato ed innocente fino a prova contraria), fratello di Salvatore. Se Salzano sapeva degli aiuti che Zagaria dava ai Mezzero, dicono gli investigatori, è grazie ai suoi rapporti con Giuseppe Mezzero (fratello del boss Antonio Mezzero) e Pasquale Gravino (non indagato ed innocente fino a prova contraria), considerato vicino a Ciccio ‘e Brezza.

Omicidio Lubrano

Le dichiarazioni di Schiavone sono state inserite nell’inchiesta sull’omicidio di Raffaele Lubrano, avvenuto nel 2002. Francesco Zagaria, come uomo di Michele Zagaria, avrebbe partecipato a quel delitto con il ruolo di specchiettista: diede ospitalità al commando all’interno delle sue masserie di Brezza e di Giano Vetusto. Ciccio ‘e Brezza dal 2019 (un anno dopo Schiavone) sta collaborando con la giustizia.


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