Nell’era delle task force l’importante è apparire

Il Ministero della Scuola ha messo insieme 18 personalità di indiscusso spessore per realizzare la task-force che aveva il compito di dare consigli e dettare la linea su come ripartire a settembre. Li presentiamo brevemente: Patrizio Bianchi, professore ordinario di Economia e Politica industriale presso l’Università di Ferrara; Lorella Carimali, docente presso il Liceo Scientifico statale “Vittorio Veneto” di Milano; Giulio Ceppi, ricercatore e docente incaricato presso il Politecnico di Milano; Domenico Di Fatta, dirigente scolastico presso l’Istituto di istruzione superiore “Regina Margherita” di Palermo; Amanda Ferrario, dirigente scolastico dell’Istituto di istruzione superiore “Tosi” di Busto Arsizio (Varese); Maristella Fortunato, dirigente dell’Ambito Territoriale di Chieti e Pescara, Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo; Daniela Lucangeli, professore ordinario di Psicologia dell’Educazione e dello Sviluppo presso l’Università di Padova; Alberto Melloni, professore ordinario di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Modena-Reggio Emilia; Cristina Pozzi, CEO della privata Impactscool; Andrea Quacivi, ad di Sogei (la partecipata del MEF per l’ICT, che i più ricorderanno perché le vostre tessere sanitarie arrivano in una busta col loro logo); Flavia Riccardo, ricercatrice dell’ISS; Mario Ricciardi, già professore associato di Diritto del Lavoro e delle Relazioni industriali presso l’Università di Bologna; Mariagrazia Riva, professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale, presso l’Università di Milano-Bicocca; Arduino Salatin, presidente Istituto internazionale salesiano di ricerca educativa – ISRE; Aldo Sandulli, professore ordinario di Diritto Amministrativo presso la LUISS Guido Carli; Mariella Spinosi, dirigente tecnico del Ministero dell’Istruzione in quiescenza; Stefano Versari, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna; Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria.

Gli Avengers del ritorno a scuola dopo il Coronavirus componenti il team di esperti di calibro elevatissimo, dopo settimane di intenso lavoro, hanno prodotto nei giorni scorsi un documento di 23 pagine con le linee guida da seguire per il rientro in presenza a settembre. Impazienti di conoscere a quali illuminate scelte è arrivato il convitto, saltiamo più della metà del documento fatta di dati sulla scuola italiana (già noti) e scelte di altri stati Europei (anche quelle non certo un mistero). Si arriva quindi ai suggerimenti, tra cui spiccano cose del tipo “Non si va a scuola con la febbre”, “Bisogna evitare gli assembramenti”, “Bisogna mantenere la distanza di un metro tra gli alunni”, “Bisogna tenere la mascherina”. Vi sembrano ovvietà? Effettivamente, lo sono. Non ultima, l’indicazione per i bambini: non toccatevi la faccia e la mascherina con le manine!

Questa storia è sintomatica dei tempi che viviamo, dove i contenuti scarseggiano ma l’aspetto di facciata, imperante, nasconde la diffusa vacuità. In un mondo di task-force galleggiamo tra pitch e presentazioni della sedicente autorevolezza e con impatti grafici accattivanti, ma che non rispondono alle domande. Improvvisiamo e confondiamo, utilizzando inutili inglesismi (ragazzi, qua pur di non dire “goccioline di saliva” hanno sdoganato il termine droplet) per darci un tono. Ma alla fine, chi è che “votta ‘e mmane”, come si dice all’ombra del Vesuvio? Chi ci spiega “come” dobbiamo fare, senza banalità sul “cosa” dobbiamo fare? Perché 18 persone dell’indiscusso valore non sanno dare un’indicazione operativa (ad esempio come mantenere la distanza di un metro in classi pollaio da 30 alunni) ma ripetono a pappagallo cose che abbiamo ormai acquisito già noi tutti cittadini come best practice, buone pratiche?

Viviamo, del resto, un tempo in cui tra le nuove professioni digitali spicca quella del content creator, creatore di contenuti per l’appunto. Quasi a voler sottolineare che forse è meglio appaltare all’esterno anche quelli.

* esperto di comunicazione digitale

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