Università, ricetta Manfredi: “Da settembre lezioni in presenza, no al plexiglass”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto: Gaetano Manfredi

ROMA – Lezioni in presenza a settembre, niente plexiglass e una no tax area allargata per le tasse. Nei suoi primi cinque mesi da ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha scelto sicuramente un profilo molto basso ma ora, con il coronavirus che perde forza e lascia spiragli per un ritorno alla didattica tradizionale, l’accademico campano lancia la sua ricetta per gli atenei italiani.

Partendo da una punta di orgoglio: durante l’emergenza Covid-19 l’università “non si è fermata” e “il numero degli esami e dei laureati non è cambiato rispetto allo scorso anno“. Più del 95% degli insegnamenti sono stati erogati a distanza e quindi, è il ragionamento, non ci saranno perdite economiche per i poli italiani.

Il Ministro, intervistato da SkyTg24, guarda però già al nuovo anno scolastico, al centro di polemiche incrociate per le misure anti contagio. La collega Lucia Azzolina ha ottenuto l’ok al decreto scuola, ma rimangono nodi aperti per l’organizzazione delle aule e le responsabilità dei docenti.

Manfredi rilancia sicuro

“Sono convinto che tutte le università italiane saranno in presenza e stiamo lavorando in questa direzione, però con la capacità di fare anche un’offerta a distanza in maniera tale da non lasciare nessuno studente indietro”. La parola d’ordine è flessibilità a 360 gradi, ma senza l’uso del plexiglass tra i banchi. “Non credo e non ci stiamo proprio pensando”, spiega l’ex Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’idea è quella di una maggiore disponibilità delle aule, una maggiore rotazione degli studenti e un allungamento dell’orario.

Manfredi ha anche toccato un tema molto spinoso, ovvero quello dei test per gli esami di ammissione alle professioni, vista l’ipotesi di saltare la prova ed entrare subito nel mondo del lavoro. “L’esame di Stato per l’accesso alle professioni è previsto dalla Costituzione, quindi non è un esame che si può abolire”, è la netta chiusura. La soluzione? Trasformare le lauree in certificati abilitanti, in modo che l’esame di laurea sia contemporaneamente anche un esame di Stato ufficiale. Il pensiero va a mansioni importanti e di grande richiesta tra i giovani, come odontoiatria, farmacia e veterinaria.

Ovviamente il governo non dimentica l’impatto economico del coronavirus sugli italiani. Ecco allora che Manfredi lancia l’idea di “intervenire sulle tasse universitarie allargando la no tax area”. In pratica, fino a ventimila euro di reddito Isee non si pagheranno le tasse, tra ventimila e trentamila ci saranno degli sconti importanti e poi ci saranno degli interventi specifici, gestiti dalle singole università, “per intercettare le famiglie più in difficoltà“. (LaPresse)

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