L’intervista. Regionali, Centro democratico schiera Golino

L’avvocato torna in lista per il Centro direzionale dopo l’esperienza del 2015 da militante dell’Udc: “Rompiamo il finto bipartitismo”

Nella foto Cesa, Tabacci e Golino

L’avvocato Massimo Golino ha sciolto la riserva: sarà candidato alle prossime elezioni regionali nella lista di Centro democratico. Si tratta del secondo tentativo: nel 2015 Golino, dopo aver annunciato la candidatura con l’Udc, fu escluso a poche settimane dal voto dal consigliere regionale uscente e segretario provinciale Angelo Consoli, preoccupato per la sua rielezione, e costretto a candidarsi in una civica, dove raccolse comunque quasi tremila voti, sfiorando l’elezione.

Dall’Udc a Centro democratico passando per la balena bianca: avvocato, lei è irremovibilmente al centro?

La mia candidatura oggi in Centro democratico è la conseguenza naturale di un percorso politico antico e passionale, perché la mia vita è dedita alla politica, ma io non vivo di politica. Essere democristiano oggi significa continuare a pensare ad una politica inclusiva, fatta di dialogo e pace sociale; significa considerare ancora importante l’unità politica dei cattolici e soprattutto non dover necessariamente accettare la “diaspora” tra i poli come una condanna inappellabile della storia, come se dovesse essere obbligatorio vivere in eterna contrapposizione anche se la cornice identitaria e programmatica corrisponde agli stessi valori. Il passato è il nostro tesoro di esperienza e di saggezza. Il passato e il presente ci chiedono di aprire un diverso tempo politico. Un tempo nuovo nel quale i popolari, i liberali, i riformisti, i moderati di tutte le aree politiche riscoprano insieme la via maestra del Centro come luogo sempre essenziale per il governo.

In quale elettorato pensa di poter raccogliere consensi?

C’è un popolo cristiano che guarda alla politica con diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere risposte alle sue esigenze. C’è un popolo laico che non si riconosce più nelle posizioni laiciste e che sente giunta l’ora di intraprendere nuovi sentieri. Tutti sono disorientati da scelte non dettate da schemi valoriali, ma dall’opportunità: il risultato è il caos e l’instabilità. Per porre un argine a tutto questo c’è bisogno di ritornare a quei modelli su cui si fonda la storia del nostro Paese, quella storia positiva di competenza che ha reso grande l’Italia in un determinato periodo storico.

Qual è il valore di un movimento cattolico nell’attuale scenario politico nazionale e campano?

Quello di un’offerta politica, di governo, di partecipazione democratica del tutto nuova, che nasce dalla “rottura” del finto bipartitismo e della finta protesta. La mia sfida in Centro democratico vuole essere proprio questa: lavorare, come sempre, secondo un unico modello valoriale. E su queste basi l’intesa con Bruno Tabacci, Raimondo Pasquino e Giuseppe Riccio è stata molto semplice.

Come si definirebbe politicamente e quale è il suo curriculum?

Sono un moderato per formazione e un democristiano. Sono stato portavoce regionale dell’Udc, quello di Pierferdinando Casini presidente della Camera e del 9% di consenso fisso. Sono stato a lungo nel consiglio di amministrazione del quotidiano dell’Udc Liberal e coordinatore regionale dei suoi circoli in Campania. Negli ultimi anni ho ispirato il movimento Balena Bianca, contenitore di cattolici e moderati, che ha raccolto risultati lusinghieri in diverse tornate amministrative. Sono stato più volte amministratore locale e da vicesindaco tecnico ad Orta di Atella ho svolto un’azione di supporto alla commissione d’accesso prefettizia, affrontando le emergenze storiche del Comune ed evitandone lo scioglimento. Oggi sono componente del consiglio d’amministrazione nonché del comitato giuridico della fondazione ambientalista Sorella Natura.

In quest’ultima realtà ci sono diversi nomi noti…

Si tratta di un’importante fondazione che annovera tra le sue fila, fra gli altri, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, l’ex ministro della Salute Maria Pia Garavaglia, l’avvocato dello Stato Antonio Scino, il cardinale Pietro Parolin, numero due e segretario di Stato del Vaticano, l’ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette, il segretario generale della Consob Carlo Deodato e il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre.

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