Soffiate e ‘dossier’. L’inchiesta su Pineta Grande. La procura: un dirigente dell’Asl raccoglieva informazioni sul pm

Il dipendente dell'Azienda sanitaria partenopea è indagato per rivelazione dei segreti d’ufficio in concorso con Vincenzo Schiavone, patron della struttura

La nuova ala in costruzione di Pineta Grande e il patron della struttura, Vincenzo Schiavone

Un’indagine da fermare, magari “avvicinando” i magistrati che la stavano coordinando. Perché gli effetti potevano essere devastanti. E se proprio non si riusciva a bloccarla, bisognava anticiparla, non farsi trovare ‘scoperti’. E Vincenzo Schiavone (nella foto), patron della clinica Pineta Grande, dice la procura, ci sarebbe riuscito (o quasi). Come? Ottenendo soffiate sull’inchiesta.

Da decenni nel settore della sanità privata, l’imprenditore castellano, stando alla tesi degli inquirenti, è stato in grado di crearsi una fitta rete di appoggi nei principali uffici pubblici campani (essenziali per far crescere il suo business). Come quelli che avrebbe avuto nell’Asl Napoli 1: qui, ha ricostruito la procura, il presunto gancio era Pasquale De Feo, 69enne, responsabile dell’Area specialistica ambulatoriale.
Il dirigente di Giugliano in Campania avrebbe svelato a Schiavone i contenuti della richiesta del 17 aprile del 2018: i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta stavano raccogliendo i dati sul personale medico in servizio, sul numero dei posti letto e dei ricoveri delle società riconducibili all’uomo d’affari di Castelvolturno. Informazioni “rientranti nel territorio di competenza” dell’ufficio di De Feo. Ma anziché mantenere il riserbo, il giuglianese avrebbe spifferato tutto a Schiavone (come avrebbe fatto pure Mario De Biasio, già direttore generale dell’Asl di Caserta), allertandolo, inoltre, “che vi sarebbe stato – afferma la procura – un controllo ufficiale presso le strutture sanitarie”. Sapendo in anticipo le mosse di ispettori ed inquirenti, Schiavone, sostiene l’accusa, “aveva la possibilità di poter consentire ai suoi dipendenti di regolarizzare tutti gli aspetti prima della visita da parte del personale Asl”.

Ma De Feo sarebbe andato oltre. Gli investigatori, coordinati dal procuratore Maria Antonietta Troncone, dicono che si era messo a disposizione “dello stesso Schiavone nell’assumere informazioni su uno dei due magistrati titolari dell’indagine (creare una sorta di dossier artigianale, ndr) e nell’avvicinare persone anche del luogo di dimora-residenza del medesimo magistrato che potessero (a loro volta) ‘avvicinarlo’”.

Le presunte soffiate e l’ipotizzata intenzione di contattare il pubblico ministero hanno portato la procura a contestare il reato di rivelazionedei segreti d’ufficio a De Feo in concorso con Schiavone.

Al centro dell’indagine che ha coinvolto i due, seguita dai sostituti Vincenzo Quaranta e Giacomo Urbano, ci sono i lavori di ampliamento di Pineta Grande. L’imprenditore era riuscito a mettere in piedi una nuova ala della clinica, ma la struttura, ancora non ultimata, è stata sequestrata cautelarmente l’anno scorso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Sigilli che resistono ancora (confermati dal Riesame). Secondo l’accusa, Schiavone avrebbe ottenuto i permessi per allargare Pineta Grande illecitamente, incassando, in cambio di incarichi e posti di lavoro, aiuti dall’amministrazione locale, quando guidata da Dimitri Russo, dall’Aiop, l’associazione di categoria della sanità privata, da alcune Asl, dalla Soprintendenza e da dirigenti e funzionari della Regione Campania. Complessivamente con Schiavone, difeso dall’avvocato Giuseppe Stellato, e De Feo, assistito dal legale Giuseppe Caiati, complessivamente sono 49 le persone coinvolte nell’inchiesta sulla clinica di Castelvolturno (rispondono, a vario titolo, di falso, abuso d’ufficio e corruzione). Nei giorni scorsi la procura ha notificato l’avviso della conclusione dell’indagine preliminare.

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