Le statue decapitate e quel filo rosso che lega le proteste globali

Durante la quarantena abbiamo già assistito a scene incredibili: preti denunciati dalla polizia perché dicevano messa, o anziani multati perché si andavano a prendere un caffè con gli amici. Cose assurde ma vere. E in un mondo dove l’impossibile diventa possibile, si può anche immaginare che un movimento di protesta nato quasi per caso in una città lontana diventi globale e cambi il mondo. Possiamo immaginare che ci sia un filo rosso che lega in queste ore le proteste in Cina e quelle negli Usa, e che presto ci risveglieremo in un mondo migliore. Certo, non ci è riuscito nemmeno Gesù Cristo a cancellare le ingiustizie umane, ma ripeto: avreste mai creduto che per andare a fare due passi sotto casa sarebbe servita un’autocertificazione? Immaginiamo quindi che la rivoluzione sia possibile, anzi, che sia già in cammino. Probabilmente è così anche se non ce ne accorgiamo. E’ come per un figlio che vediamo crescere sotto i nostri occhi, e solo lo sguardo di un estraneo riesce a dire “com’è diventato grande!”.

A Hong Kong sono in piazza praticamente già da un anno intero. Stanno manifestando con una costanza incredibile, e con un coraggio non da poco se si pensa che di fronte non hanno un premier all’europea o un tycoon ossigenato, ma quel roccioso monolite militare che è il partito comunista cinese. Si può intravedere, guardando dall’alto, un’onda che sta montando, lenta e gigantesca, dappertutto. E’ come un titano che si stiracchia i muscoli indolenziti: quando sarà ‘caldo’ saranno cavoli amari. I nani saranno i governi che continuano a tirare le cordicelle di un sistema di potere assestato sui binari dell’economia e della finanza; un sistema che crede di essere immortale perché dà da mangiare col contagocce a miliardi di persone, tenendole con il cappio al collo e dispensando diritti e benefici solo a chi può ricambiare con più soldi e più potere. Ma vuoi vedere che la ruggine ha iniziato a incrostare quei binari? Possiamo scorgere nelle pieghe di queste manifestazioni di piazza la voglia di un nuovo ordine mondiale? E’ possibile che la contemporaneità globale delle proteste riesca a deviare quei binari? Del resto non sta scritto da nessuna parte che il mondo debba basarsi sul denaro. E’ quasi impossibile pensare ad un modello alternativo, ma di sicuro sta suonando un campanello d’allarme: i pupari saranno già al lavoro per capire come arginare l’onda gigantesca. Cosa metteranno sul piatto per far tornare a casa i manifestanti? Qualche soldo in più in busta paga? Un mondo più green? Di certo il problema devono esserselo posto, perché ora ‘il popolo’ ha puntato le statue: abbattere una statua, trascinare giù dal piedistallo un mito, un eroe, un simbolo, è un gesto potente: abbiamo visto cadere le statue di Stalin, di Mussolini, di Hitler, di Saddam Hussein, e ogni volta era una celebrazione della libertà sulla tirannia. Ma in qualche modo quelli erano riti ‘accettati’, guidati, avallati da nuovi gruppi di potere già pronti a prenderne il posto. In America protestano contro il razzismo (magari era pure ora), e hanno puntato le statue degli eroi della guerra di secessione.

A Hong Kong contestano addirittura l’inno nazionale cinese, che il governo ha imposto di ‘onorare’ come obbligo di legge. E’ forse arrivata la fine delle decisioni autoritarie prese da gente che non è in grado di essere autorevole? Nella nostra Italia, in maniera meno ‘fisica’, abbiamo mandato a casa una prima Repubblica a colpi di arresti, e una seconda Repubblica a colpi di ‘vaffa’ e scatolette di tonno. Ma alla fine anche qui si vedono replicare le stesse schifezze di sempre: mafia, corruzione, lavori sottopagati, neri sfruttati nelle campagne… L’esempio degli americani e degli hongkonghesi che si ribellano può potenzialmente contagiare gli scontenti di tutto il mondo. Italia compresa. Non so a quanto potrebbe servire qui da noi far rotolare per strada la statua di Indro Montanelli… sarebbe certo più efficace liberare i nostri rappresentanti istituzionali dalla morsa del potere economico e finanziario e dalle lusinghe mortali della camorra. Perché è lì, in Parlamento, che servono i rivoluzionari. Per ora è una battaglia che possiamo combattere semplicemente andando a votare, ma se quell’onda diventa reale…
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