Lo Stato di Diritto vale sia per Caino che per Abele

Vorrei fare subito una comunicazione importante: a Santa Maria Capua Vetere, il giorno 5 aprile, in un paio di sezioni del reparto Nilo, centinaia di detenuti si sarebbero barricati dietro una barriera di brande chiedendo la distribuzione di dispositivi di protezione e i tamponi, in segno di protesta, utilizzando anche come pretesto il fatto che il giorno prima c’era stata la segnalazione del primo caso di contagio da coronavirus nel padiglione dell’alta sicurezza dello stesso carcere. Nella mediazione notturna sarebbero rientrati nelle celle e il giorno dopo, prima di pranzo, una folta rappresentanza dell’intero padiglione di 380 detenuti (Nilo), hanno parlato con due Magistrati di sorveglianza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il dott. Marco Puglia e il dott. Giuseppe Provitera. Il pomeriggio del lunedì, tra le 15 e le 16, centinaia di agenti sarebbero entrati nel reparto in tenuta di sommossa, molti con volti ricoperti da caschi, ed avrebbero proceduto a violenze, pestaggi ed intimidazioni. Lo stesso Provveditorato, nei giorni successivi, si è espresso in merito parlando di ‘perquisizione’. Lo dico perché le istituzioni ai vari livelli, sindacati di polizia penitenziari, le associazioni, giornalisti, incomincino ad utilizzare un linguaggio delle verità, un linguaggio nella comunicazione utilizzando parole appropriate. Nessuna rivolta. I detenuti stavano serenamente e sommessamente nelle proprie celle. Intendo mantenere il più stretto riserbo sull’inchiesta in corso. Per quanto mi riguarda posso dire che abbiamo lavorato con massima scrupolosità e nel rispetto della nostra funzione di tutela e garanzia, segnalando alla magistratura episodi e denunce su cui è necessario, a garanzia di tutti, che si faccia chiarezza. Ciò nell’ambito del ruolo istituzionale che ricopro che mi impone di svolgere con terzietà e imparzialità la mia funzione di Garante delle persone ristrette. Chi ha operato correttamente non ha nulla da temere, allo stesso tempo le carceri non devono essere luoghi oscuri sottratti al controllo della giustizia. Spetta alla magistratura, del cui lavoro abbiamo pieno rispetto, verificare fatti e responsabilità. Più volte ho manifestato apprezzamento per il lavoro svolto dagli agenti di polizia penitenziaria e non ritengo che siano venuti meno gli elementi su cui ho da sempre fondato il mio giudizio. Nell’interesse di tutti esprimo la mia fiducia nell’operato della Magistratura e confido nell’accertamento della verità, condizione essenziale per il rafforzamento della giustizia. Voglio tranquillizzare l’ex Ministro dell’Interno Salvini ed altri populisti che non era una rivolta che si poteva sedare con le margherite o con le pistole elettriche, erano detenuti che riposavano nelle proprie celle. Ricordo inoltre all’ex Ministro dell’Interno che lo Stato di diritto vale sia per Caino che per Abele, e che non è lui a dover stabilire chi è Caino, anzi, voglio ricordare che negli ultimi 15 anni 27mila persone sono state risarcite in Italia per una ingiusta detenzione. Intervenire in casi di illegalità è una cosa, compiere eventuali violenze, soprusi e torture ne è un’altra. 

*Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania

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