Dl Elezioni: maggioranza salva per 2 voti, bagarre al Senato. Il Governo pone la fiducia

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto Maria Elisabetta Alberti Casellati

ROMA – Incidente sfiorato in Senato sul decreto Elezioni, con la maggioranza che si salva per due voti prima che intervenga il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà a blindare il testo ponendo la questione di fiducia. I fatti. A tentare lo sgambetto è Roberto Calderoli, esperto conoscitore dei regolamenti parlamentari e dei tiri mancini che le maglie normative consentono. Il leghista, data un’occhiata ai colleghi presenti in Aula (circa 200 su 315) fa mettere ai voti la richiesta di non procedere all’esame degli articoli del decreto, mossa che impedirebbe al Governo di mettere la fiducia facendo di fatto decadere il testo, in scadenza domani.

Si vota per alzata di mano e la presidente Elisabetta Casellati giudica in un primo momento approvata la proposta. La maggioranza protesta e chiede la controprova con voto elettronico. Sul tabellone sono 102 i favorevoli e 105 i contrari. A questo punto sono le opposizioni a manifestare in modo acceso il proprio dissenso, lamentando l’ingresso in Aula per il voto elettronico di altri senatori, assenti – a loro dire – al momento della votazioni per alzata di mano. La presidente Casellati sospende la seduta per effettuare una verifica dei numeri e delle presenze attraverso l’esame delle registrazioni delle telecamere a circuito chiuso. Chiede l’intervento del var, insomma.

Alla fine, tolto un voto contrario della senatrice Drago che ammette di aver votato per errore con il tablet, pur essendo rimasta fuori dalla porta della tribuna, il voto viene giudicato regolare: “Gli assistenti parlamentari hanno proceduto immediatamente alla chiusura delle porte, non solo dell’Emiciclo, ma anche di tutte le tribune”, assicura Casellati. Finisce 104 a 102, quindi.

Le polemiche non si placano

“C’è un regolamento, c’è una Carta costituzionale. Si rispettino le regole. Se la maggioranza non ha i numeri andrà sotto e forse gli italiani trarranno un sospiro di sollievo”, attacca il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo che attacca la presidente del Senato. Casellati si difende: “Ho fatto esattamente quello che prescrive il regolamento e non mi piace essere tirata da ogni parte”, replica non dimenticando però di puntare il dito contro l’atteggiamento del Governo che ha trasformato il Senato in “un’assemblea invisibile”. “Non mi sembra dignitoso – scandisce – che andiamo avanti a forza di decreti e non voti”.

Intanto inizia la chiama. Lega, FdI e Fi, questa volta compatti, lasciano l’aula e non partecipano al voto. Il Governo incassa la 27esima fiducia posta al Senato con 145 voti a favore. Sarà election day, quindi, per amministrative e referendum. Il weekend a cui guarda il Governo è quello del 20/21 settembre, la decisione ufficiale, viene assicurato, arriverà “a brevissimo”. Da qui ad allora, dice senza mezzi termini Matteo Renzi, il Governo farebbe bene “a stare più attento alle procedure parlamentari”. “Nessuno ci avrebbe scommesso mezzo centesimo, ma noi di mestiere per ora salviamo il Governo. E’ la seconda volta questa settimana – ironizza, ma non troppo, il leader di Iv, Teresa (Bellanova, ndr) e io siamo arrivati di corsa. Avevano fatto la prova di forza sui voti, ma i numeri non c’erano”. (LaPresse)

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