Il sogno di Renzi? Guidare i moderati. Ma ha un problema: sta antipatico a tutti

Il progetto dell'ex premier Matteo Renzi va oltre la creazione di un partitino del 2%. Lui mira agli scontenti di Forza Italia.

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi
Matteo Renzi e Silvio Berlusconi

La strategia di Renzi va oltre la creazione di un partitino del 2%. Già oggi i suoi seguaci sono molti di più di quanto si pensi. Diversi militano ancora nel Partito democratico, per vari motivi. Innanzitutto perché in questo modo il ducetto di Rignano riesce a tenere d’occhio il Pd dall’interno. Una tecnica appresa da Berlusconi, che riusciva sempre a piazzare infiltrati nelle maggioranze al governo, da Letta a Verdini.

Poi perché un esodo dal Pd verso Italia Viva all’atto della scissione avrebbe mandato subito all’aria i piani dell’ex premier. Lui non ha intenzione di guidare un nuovo Pd. Vuole essere il riferimento dei moderati, quelli del centrosinistra e quelli del centrodestra. Mira anche agli scontenti di Forza Italia, in cerca di una nuova casa da quando Silvio ha imboccato il viale del tramonto.

Tra i renziani acquattati nel Pd, in Campania c’è Vincenzo De Luca. Solo i più ingenui non lo hanno capito. E’ stato Renzi a portare in Parlamento il figlio del governatore. E quest’ultimo non lo ha dimenticato, visto che attacca quotidianamente il Pd ma non pesta i piedi a Italia Viva. E se solitamente utilizza il vice Bonavitacola per impartire ordini agli “alleati”, De Luca ha voluto incontrare personalmente Rosato quando il presidente di Iv è venuto a Napoli.

Non è un caso che solo in Campania Iv abbia annunciato subito e senza troppe storie il sostegno al candidato del centrosinistra. E’ probabile che alle Regionali prenda molti voti, grazie alla campagna elettorale condotta dal governatore sia attraverso i media sia gestendo in maniera mirata settori “sensibili” come quello della sanità.

Ma Renzi ha intenzione di tirare fuori l’artiglieria pesante alle Politiche, soprattutto. E’ in vista di quell’appuntamento che verrà allo scoperto, con tutti i militanti al seguito. Per ora non mostra la sua forza, è troppo presto. Già a settembre/ottobre si vedranno le conseguenze disastrose della gestione dell’emergenza da parte del governo giallorosso, e lui potrà presentarsi come il salvatore della patria.

Intanto lavora alla definizione dell’identità del suo partito. Principali bersagli delle sue invettive sono Lega e 5 Stelle. Lui è il moderato che combatte gli estremismi, questa la sintesi della sua narrazione. Per questo, sin dalla sua uscita dal Pd ha spinto il partito di Zingaretti a sinistra e verso l’abbraccio mortale con il Movimento 5 Stelle. Vuole essere l’alternativa a tutto, anche al partito di cui è stato segretario.

In quest’ottica si spiega l’insistenza del ministro renziano Bellanova sull’urgenza della sanatoria temporanea per gli immigrati. Un flop annunciato sul terreno della lotta al caporalato, ma un segnale politico forte. Non il Pd, alleato dei grillini che sul tema hanno assunto la stessa posizione della Lega, ma Iv è la casa dei moderati. Insomma, Renzi vuole divorare quelli che una volta erano i due principali partiti in Italia.

Nella sua megalomania, però, dimentica l’insegnamento di Fedro: gli uomini portano dietro le spalle la bisaccia con i propri difetti. Renzi ne ha uno bello grosso: è semplicemente antipatico. Quando tornerà in televisione, il pubblico si ricorderà della promessa di lasciare la politica, dello “stai sereno” a Letta e delle figuracce internazionali. E lui tornerà a essere il personaggio più odiato dagli italiani.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome