Uomo-animale, convivenza possibile

Recinzioni, monitoraggio e contenimento degli esemplari per evitare situazioni di pericolo

NAPOLI – In questi giorni torna oggetto di discussione pubblica la tematica relativa alla convivenza tra uomo e animale nella stessa area geografica. Lo spunto nasce da uno spiacevole fatto di cronaca che si è verificato in Trentino Alto Adige. Lunedì scorso un uomo di 58 anni e suo figlio di 28 sono stati aggrediti da un orso mentre si stavano facendo un’escursione su un sentiero del Monte Pellier, in località Torosi. Per fortuna entrambi gli uomini, ricoverati in ospedale per ferite non gravi, stanno bene. La dinamica è ancora da chiarire, ma stando alle prime ricostruzioni fornite dai malcapitati, alla vista dell’animale il ragazzo, forse preso dal panico, sarebbe inciampato e caduto a terra, attirando così l’attenzione dell’orso che lo ha quindi sormontato. Il padre del 28enne a quel punto è intervenuto in soccorso del figlio, rimediando una frattura alla gamba ma riuscendo comunque a provocare la fuga del mammifero. L’episodio ha sollevato una serie di polemiche nella cittadinanza che vive nei dintorni dei boschi scenario dell’accaduto. Questo perché si tratterebbe dell’ennesimo incidente, preceduto da tanti altri incontri ravvicinati tra uomo e orso. Forse per placare gli animi dei residenti che il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha firmato l’ordinanza che autorizza l’abbattimento dell’esemplare colpevole dell’aggressione. Esemplare di cui però al momento non si sa nulla, e al quale bisognerà risalire tramite l’individuazione del suo Dna dagli abiti delle due vittime. In seguito a questa decisione, le associazioni animaliste si sono poste sul piede di guerra, promettendo battaglie contro la soppressione dell’orso. In prima linea l’Oipa Italia. “Presenteremo ricorso al Tar se l’ordinanza di abbattimento dovesse essere confermata e ribadisce ancora una volta l’importanza di diffondere e insegnare alla popolazione i corretti comportamenti da attuare in caso ci s’imbatta in un orso ed evitare così che si arrivi come sempre ad inutili sentenze di morte”, affermano gli attivisti, che concludono con una frase emblematica: “Se nel rapporto uomo-animale vince la ‘legge del più forte’, vuol dire che siamo ancora alla preistoria”.

Si tratta di una tematica estremamente spinosa: posto che la sicurezza dell’essere umano debba sempre stare al primo posto, è anche vero che, al tempo stesso, non va messo in secondo piano il rispetto degli spazi occupati dagli animali selvatici. Spazi, tra l’altro, voluti e ampliati dalla stessa Regione che ora è intenzionata ad abbattere un orso: il Trentino ha infatti avviato un’intensa opera di ripopolamento dei suoi boschi perfettamente riuscita. Si calcola che in libertà ci sarebbero almeno un’ottantina di esemplari. Perché ora volere l’uccisione di uno di loro? Soprattutto se, come in questo caso, è stato l’uomo a invadere il campo dell’animale e non viceversa. Il discorso cambia quando, come già successo e sempre nei pressi del Monte Pellier, è l’orso ad avvicinarsi ai centri abitati.

Una tematica che getta le basi di un progetto di serena convivenza tra la specie umana e quella animale, senza che l’una prevalga sull’altra. E’ un po’ il discorso che vale per tutti gli ecosistemi della Terra, sui quali l’uomo prova da sempre a comandare, distruggendone gli equilibri. Una soluzione sensata sarebbe il contenimento degli animali più pericolosi, mediante ad esempio un’azione di monitoraggio e controllo e proteggendo le zone abitate con recinzioni che gli animali non possono scavalcare. E viceversa: impedire all’uomo di inoltrarsi in quelle zone popolate da esemplari potenzialmente aggressivi. O comunque avvertire chiunque voglia avventurarsi che l’escursione è a proprio rischio e pericolo. Uccidere deliberatamente un essere vivente per aver agito normalmente all’interno del suo spazio vitale non sembra essere il compromesso di cui oggi la Terra ha bisogno.

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