Le radici del disamore per le istituzioni

“Giallo come il sole che si specchia sul grano, blu come le sue acque, sfumature di arancione come i suoi agrumi più famosi, verde come le chiome dei suoi alberi, azzurra come il cielo terso che la incorona, rossa come il magma che ne rispecchia la potenza ancestrale”. Non tutti riconoscono immediatamente, in queste parole, la Sicilia. Ho fatto un piccolo test in una ristretta cerchia di amici: i più pensavano mi riferissi alla Costiera Sorrentina o a quella Amalfitana. Il nuovo concept di comunicazione della Regione Sicilia per promuovere il turismo sull’isola, presentato in pompa magna e con tanto di conferenza stampa e che è costato ai contribuenti isolani circa 30 mila euro, si riassume in un video realizzato con immagini stock, generiche. Delle straordinarie unicità della Sicilia non restituisce assolutamente nulla: generiche acque, generico grano, generiche arance, generici alberi, generico finanche il vulcano (e dire che con l’Etna che si presta sempre generosamente a farsi filmare, questi problemi non dovrebbero esistere). Se ci limitiamo al solo logo – che dalla Regione precisano “non è un logo, è una scritta” – il concept sembra già, come si può dire, vecchio. Superato. E basta farsi un giro online o una chiacchiera con un designer per scoprire dove ci sembrava di averlo già visto: facendo riferimento al logo dell’Expo di Milano (2015) molte Regioni presenti in Fiera, autonomamente, si sono ispirate allo stesso per l’occasione. Di fatto, dire che il nuovo log… scusate, la nuova “scritta” somigli a quella della Regione Puglia a Expo è un eufemismo. E ricorda vagamente anche quello scelto dal Trentino. Che poi a loro volta somigliano ai design scelti dal Salou Food e dallo stato di Israele.

Va detto, a onor del vero, che affermare che la Regione Sicilia abbia speso 24 o 30mila euro per quel logo (scusate, quella scritta) è un’inesattezza. La Regione Sicilia si è affidata a una web-agency catanese che, oltre a un set video (ne ho visto un altro ancora più difficile da interpretare in cui tanti pallini ballano per una quindicina di secondi prima di formale la scritta SICILIA) e logo/scritta, ha garantito un “piano editoriale social, piano marketing e traduzione del sito VisitSicily”. Lo riporta il magazine ArtTribune citando l’Assessore Manlio Messina (con delega a turismo e sport). Quindi, seppur perplessi sulla generosità della cifra stabilita per tali servizi, tra l’altro in piena pandemia da Covid-19, siamo nel campo del dubbio e nulla più.
Resta, invece, la questione d’opportunità dell’affido diretto con cui la Sicilia ha commissionato i servizi richiesti a tale agenzia. Nessun bando di concorso, nessuna valutazione di idee. Messina, sempre ad ArtTribune, per giustificare la scelta presa avrebbe dichiarato: “Non è un logo ma una scritta”.

“Sul logo – continua Messina – si farà senza dubbio un concorso di idee non realizzabile per tempi e per altre vicissitudini amministrative troppo lunghe da spiegare. È una campagna legata al progetto da 75 milioni, fatta in poco tempo e in periodo covid”. E chiosa con uno straordinario: “Non è certo il logo che useremo a vita” (ah, ma allora è un logo).
Quindi, ricapitoliamo: senza un bando di concorso la Regione Sicilia ha affidato un lavoro che oscilla tra i 24 e i 30 mila euro a un’azienda privata che, in pochi giorni lavorativi, ha realizzato un concept già visto e discutibile da un punto di vista qualitativo che non è destinato a essere usato per un lungo periodo.
Poi si chiedono come mai i cittadini si sono disamorati delle istituzioni.

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