Zona rossa dei palazzi Cirio blindata, rischio rappresaglie

Centinaia di persone costrette in casa, scale di accesso presidiate

Foto Alessandro Pone/LaPresse 26 giugno 2020 Mondragone, Caserta - Italia Cronaca Focolaio in un complesso abitativo a Mondragone in provincia di Caserta, il contagio del virus si è diffuso in una comunità bulgara abitante nelle palazzine "EX CIRIO". In foto i 5 edifici sottoposti ad isolamento. Photo Alessandro Pone/LaPresse 26 june 2020 Mondragone, Caserta - Italy News Caserta, Outbreak in a housing complex in Mondragone in the province of Caserta, the infection of the virus has spread to a Bulgarian community living in the "EX CIRIO" buildings. In the picture the 5 buildings subjected to insulation.

MONDRAGONE (Antonio Casapulla) – Palazzi Cirio blindati. Niente ingressi, niente uscite. I militari hanno presidiato i singoli accessi alle scale raggiungere gli appartamenti di ognuno degli edifici. Vietato fare la spesa, chi ha bisogno di medicine deve chiamare il Comune. Già ieri mattina gli agenti della polizia locale e i volontari hanno consegnato buste con alimenti e per chi ne aveva bisogno alcuni medicinali. Dopo la sommossa dell’altro ieri la giornata appena trascorsa è stata caratterizzata dal presidio massiccio di guardia di finanza, polizia e carabinieri. Ieri mattina, agenti di polizia sono giunti sul posto intorno alle 3. L’obiettivo era quello di bloccare eventuali lavoratori che prima dell’alba escono da casa per recarsi al lavoro nei campi e nei cantieri edili. La zona è stata presidiata dai militari dell’Esercito, dagli agenti del Commissariato di Castelvolturno, dalla Finanza del Commissariato di Mondragone, dai baschi verdi del Pronto intervento del Gruppo di Aversa, dai carabinieri del Reparto di Mondragone e della stazione locale. Il rischio oltre a quello di ‘fughe’ dai palazzi era anche quello di eventuali rappresaglie dopo gli scontri di giovedì.

I carabinieri l’altro ieri hanno denunciato un uomo del posto, Papa, per resistenza a pubblico ufficiale. Ma il lavoro più lungo da portare a termine è quello che la Procura della Repubblica presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha affidato alla Questura di Caserta per scovare i responsabili del ferimento del 52enne agente della polizia stradale di Mondragone ferito dal lancio di una sedia dal terzo piano di uno dei palazzi oltre ad altre persone, una ventina in tutto, che sono stati i ‘capi’ della rivolta dei residenti mondragonesi che hanno provato a dare una vera e propria caccia all’uomo dopo le proteste dell’altro ieri mattina da parte della comunità dei bulgari. Una ventina di persone, tra stranieri e italiani, su cui le indagini condotte dalla Digos di Caserta coordinata dal primo dirigente Vincenzi Vitale stanno chiudendo il cerchio. Da quanto emerso la protesta dei bulgari sarebbe stata scatenata dai prelievi di sangue effettuati a loro carico per verificare la positività dopo il caso della coppia con neonato risultati contagiato durante il ricovero all’ospedale San Rocco di Sessa Aurunca.

La coppia proveniva dai ‘palazzi Cirio di Mondragone e quindi si è proceduto ad effettuare i prelievi sierologici. “Vogliono il nostro sangue” hanno urlato alcuno appartenenti alla comunità bulgara, molti di etnia rom. Poi l’avvio della protesta. Alle 18 del 25 giugno i tamponi esaminati da inizio screening (sabato 20 giugno) sono stati 727. Quelli risultati positivi sono 43; si tratta di bulgari, una italiana, una persona ucraina e una persona brasiliana. Nei palazzi fino ad ieri mattina ne restavano ancora una quindicina. La polizia locale coordinata dal comandante David Bonuglia e il personale dell’Asl sono entrati negli alloggi dei palazzi ed hanno invitato gli occupanti risultati positivi a recarsi presso una struttura specializzata per evitare il rischio di contagio.

Raid contro il furgone dei bulgari

Che il rischio di rappresaglie degli italiani contro la comunità bulgara fosse reale era apparso chiaro sin dal pomeriggio dell’altro ieri. Poi la conferma. Nella notte tra giovedì e ieri, in via Pescara, un furgone di alcuni bulgari è stato preso d’assalto. Una rudimentale molotov realizzata con utilizzando una bottiglia di birra con all’interno dell’alcol etilico è stata lanciata contro il mezzo fermo. Il veicolo è stato danneggiato ma per fortuna il tentato incendio del furgone non è andato a buon fine. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco che hanno provveduto a rimuovere l’alcol dalle varie parti del veicolo. Polizia e carabinieri si sono poi portati sul posto. Il rischio era che quell’episodio potesse degenerare in altri raid e dare vita ad una vera e propria guerriglia. Nella mattinata di ieri poi la situazione è tornata ad essere sotto controllo. Molte le persone che si sono sottoposte ai prelievi sierologici e ai test con tampone nell’unità mobile approntata dall’Asl con la Regione. Le autorità stanno lavorando per trovare adesso una sistemazione per quanti devono restare in isolamento domiciliare. Tra le ipotesi quella dello spostamento in una struttura idonea, anche fuori dal comune di Mondragone. Presidiare tutti gli alloggi e tutte le scale di accesso degli edifici ventiquattro ore su ventiquattro non è operazione estremamente semplice. Rispettare la stessa quarantena in casa per la comunità bulgara non è facile. Troppa promiscuità, famiglie allargate, una diversa cultura rendono difficile se non impossibile evitare che anche all’interno dello stesso palazzo nuclei di diversi clan (intesi come gruppi di famiglie) possano passare da un appartamento all’altro senza alcun controllo.

La zona rossa uccide la città,il turismo e l’economia locale

MONDRAGONE (Giusi Scialla) – Dopo i tafferugli dello scorso giovedì, la città è sembrata ieri più tranquilla. I palazzi Cirio sono blindati, le forze dell’ordine non permettono a nessuno di oltrepassare i limiti tracciati dalla striscia rossa.
Commercianti e residenti attendono di sapere quali ulteriori decisioni potrebbero essere prese dalla Regione Campania se saranno raggiunti i 100 casi di positività. E’ noto che il governatore Vincenzo De Luca ha annunciato che avrebbe dichiarato zona rossa tutta la città se il numero delle persone positive raggiungerà quota 100. Una tale decisione tuttavia avrebbe effetti devastanti sull’economia della città.

Un nuovo periodo di lockdown comporterebbe il fallimento di tante realtà commerciali di Mondragone.
Il barista Gianluca Zevoli afferma che una nuova chiusura significherebbe perdere quanto si sta cercando faticosamente di riconquistare. E’ tra i pochi che hanno ricevuto la cassa integrazione dopo 3 mesi di attesa. Lavorare nelle immediate vicinanze dei palazzi Cirio lo preoccupa, ma ritiene più pericoloso il malessere sociale che giovedì scorso è esploso con tanta violenza: “Fino a che i contagi sono stati 11, non abbiamo avvertito tanto il rischio dell’epidemia. Il numero però comincia ad essere consistente. La rivolta non ha avuto una connotazione razziale, quanto piuttosto sociale. Si tratta di persone straniere che rifiutano l’integrazione, non mandano i propri figli a scuola e sono indisciplinati. Si tratta di una situazione che si protrae da molti anni, troppi, che non è stata affrontata e risolta. Lo Stato è stato assente. La rabbia è esplosa proprio per il non rispetto delle regole da parte degli stranieri, atteggiamento che vanifica gli sforzi di quanti invece sono ligi alle disposizioni. Gli stranieri sono impegnati nell’agricoltura e in questo periodo nei campi c’è bisogno della loro manodopera. E’ necessario tuttavia fare delle distinzioni: tra loro c’è chi viene sul territorio soltanto per lavorare, anzi sono delle vere ‘macchine da guerra’ da lavoro. Di contro c’è anche chi invece di lavorare non ha voglia e si dedica ad altre attività non sempre molto chiare. Non è però una questione di nazionalità: è così dappertutto. Io ho ripreso a lavorare appena un mese fa. Chiudere la città dichiarandola zona rossa, significherebbe uccidere l’economia. Significa uccidere il turismo”.

Davide Taglialatela gestisce il locale ‘Harry’s bar’ su viale Margherita, a poca distanza dai palazzi Cirio. Era aperto quando è scoppiata la rivolta nel pomeriggio di giovedì: la strada è diventa deserta mentre nei pressi delle palazzine sono scoppiati i tafferugli. I suoi familiari hanno avuto paura per la sua incolimità: gli hanno chiesto di pulire il locale e andare via. “Sono tante le persone straniere che vengono qui da noi per un caffè, nel rispetto delle distanze di sicurezza, indossando le mascherine. Non è chiaro perché non vogliano adesso adeguarsi alle regole. Se la Regione Campania dichiarasse tutta la città di Mondragone zona rossa sarebbe veramente difficile poi riaprire. L’intera economia della città ne sarebbe distrutta. Ci sono state richieste di case in affitto per le vacanze, ma sappiamo che sono tante in questi giorni anche le disdette delle stesse. L’estate è iniziata e finora nei fine settimana non si è registrata grande affluenza. L’isolamento dell’intera città segnerebbe la fine degli imprenditori che hanno ripreso la loro attività tra mille difficoltà e incertezze. Non tutti hanno aperto dopo il lockdown, con il secondo stop rischia di chiudere anche chi ha alzato la saracinesca. Chi ha un’attività stagionale, inoltre, dovrebbe attendere il prossimo anno per poter lavorare”, ha concluso Taglialatela.

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