Addio Rusciano, in ricordo di un liberale autentico

Ernesto Paolozzi, docente di Storia della Filosofia contemporanea presso l'università Suor Orsola Benincasa di Napoli

La scomparsa di Rosario Rusciano lascia un grande vuoto nella cultura politica napoletana e liberale in particolare. L’avvocato Rusciano fu consigliere comunale e assessore negli anni della cosiddetta prima repubblica ma, vorrei dire soprattutto, segretario provinciale dei liberali napoletani. Soprattutto, lo dico per i più giovani, perché in quegli anni la figura del segretario politico di un partito rappresentava un punto di riferimento centrale non solo per gli iscritti e gli elettori ma anche per gli avversari e i diversamente opinanti. Rusciano contribuiva a costruire la linea politica, così si diceva, di quel piccolo ma glorioso partito che fu il partito liberale di Napoli, la città adottiva di Benedetto Croce.

Il miserevole e meschino qualunquismo antipolitico (e il tanto furbesco opportunismo) dei nostri giorni ha come oscurato quel ruolo che fu per anni fondamentale nella costruzione dell’assetto democratico del nostro paese, oggi orfano di quei corpi intermedi di cui ogni si sostanzia ogni democrazia che non voglia decadere nel plebiscitarismo demagogico e strumentalizzante.
Da amministratore Rosario Rusciano si comportò sempre da autentico liberale, ascoltando le opinioni degli altri, confrontandosi dentro e fuori il partito per poi scegliere in piena autonomia ponendo al primo posto l’interesse della città ispirandosi ad idee e modelli di sviluppo innovativi e, per molti aspetti, originali.

Come ci ha insegnato il filosofo Raffaello Franchini, un liberale deve essere imparziale ma non neutrale. Imparziale perché deve rispettare il pensiero degli altri e giudicare senza pregiudizi ma mai neutrale perché deve sempre scegliere secondo coscienza e prendere parte in difesa delle proprie idee. Rusciano, infatti, come dirigente del partito liberale tenne sempre la barra dritta, con realismo e concretezza. Fu, come è stato detto, un liberale classico e moderno assieme. Un democratico liberale, si direbbe oggi, ma fondamentalmente un liberale nel senso più autentico del termine. Sensibilissimo rispetto ai temi dei diritti civili, fu sempre aperto al dialogo con il mondo del socialismo e del radicalismo, senza mai cedere alle mode del momento. La sua cultura politica spaziava da Benedetto Croce a Piero Gobetti, dal meridionalismo liberale di Giustino Fortunato e Guido Cortese al socialismo liberale dei Rosselli.

Coniugava Einaudi con Croce come nella migliore tradizione del liberalismo italiano. Cultore della storia patria non disdegnava escursioni nell’aneddotica, nella letteratura dialettale. Superfluo ricordare la cultura giuridica del Rusciano grande avvocato. Tollerante ma fermo nei principii, coerente nei comportamenti sempre garbati, amabili, gentili. Il che non gli impediva, al momento giusto, di essere argutamente ironico, critico mordace ma mai volgare. Per molti anni fu un riferimento indispensabile per i giovani liberali, con i quali aveva un rapporto privilegiato ma mai paternalistico: semmai si pose come l’amico più grande, più esperto, se così si può dire, incoraggiandoli ad emanciparsi con consapevolezza e coraggio. Da avvocato, da uomo politico, da cittadino si è sempre battuto per le garanzie della libertà conferendo al suo liberalismo un tratto dinamico, una freschezza, un tratto umano dei quali già sentiamo la mancanza.

*Docente Storia della filosofia

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