Recovery fund, Merkel: “Per l’accordo aprirsi a compromessi”. Austria: “Serve tempo”

Foto Kay Nietfeld / dpa via AP in foto Angela Merkel

ROMA – Sul Recovery Fund deve arrivare, al più presto, l’accordo dei leader europei. La cancelliera tedesca Angela Merkel, presidente di turno per il semestre Ue affidato a Berlino, rinnova il suo appello. La cancelliera sa bene che, tra qualche mese, i contraccolpi economici dei lockdown potrebbero essere fatali. “In vista dell’attuale sviluppo economico, il tempo stringe e ogni giorno conta”, sottolinea Merkel, che in un intervento al Bundesrat ripete: “La situazione è eccezionale, quindi richiede uno sforzo eccezionale”.

Certo, la cancelliera ammette che per raggiungere l’intesa la strada è accidentata: “Saranno necessari molta buona volontà e prontezza a scendere a compromessi da tutte le parti”. Oltre che positivo per l’economia, il Fondo di rilancio “è anche uno strumento politico decisivo contro i populisti, contro le forze antidemocratiche, i movimenti radicali e autoritari”, sostiene Merkel.

L’Austria, uno dei 4 Paesi “frugali” che più frenano sull’attuale impostazione del Recovery Plan, usa toni concilianti. Il ministro degli Esteri Alexander Schallenberg, dopo aver incontrato il suo omologo Luigi Di Maio alla Farnesina, parla di “una normalissima trattativa” per la quale “c’è bisogno di più tempo”. Per Vienna il problema non è se aiutare, ma come farlo. Insomma, ognuno guarda anzitutto ai propri interessi nazionali: il gruppo di Visegrad, ad esempio, chiede un bilancio Ue generoso verso l’Europa centrale.

Di Maio, da parte sua, spinge per “un accordo ambizioso”, con il Recovery Plan perno di questo nuovo bilancio. A suo parere, sarà possibile arrivarci se si manterrà il dialogo alla ricerca del compromesso. Insomma, la trattativa sarà dura ma forse a metà luglio si potrebbe intravedere l’intesa auspicata da Merkel.

Diversa, e più spinosa, la questione attorno al Mes. Il leader della Lega, Matteo Salvini, torna a ribadire la sua contrarietà: “Tutti stanno procedendo con risorse proprie, perché solo l’Italia dovrebbe consegnarsi nelle mani di un soggetto che ha sede a Lussembergo (il Mes, appunto), penalmente e civilmente irresponsabile?”. L’ex vicepremier dice che “se accettiamo i miliardi del Mes, quando vinco io le elezioni -tempo un minuto- mi chiederebbero di rientrare: finché al governo ci sono gli innocui Franceschini e Gualtieri, e in Europa c’è Gentiloni, va tutto bene, se al governo va il centrodestra ti impongono patrimoniale e legge Fornero”.

La maggioranza Pd-M5S, peraltro, continua a mostrare nervosismo sul tema. Alla commissione Affari economici del Parlamento europeo, che doveva sostanzialmente avallare il funzionamento delle nuove linee di credito del Fondo Salva Stati, il M5S ha espresso la sua contrarietà: il provvedimento è comunque passato, ma resto la simbolica opposizione pentastellata.

Cosa accadrà quando a Roma si voterà se accedere o meno a questi prestiti? I grillini diranno no, mettendo a rischio l’esistenza del Governo? Difficile, almeno secondo il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: “Temono di scomparire dal palcoscenico principale della politica. Accetteranno qualsiasi cosa da parte del Partito Democratico. Sono stati prima al governo con la Lega ora con il Pd, per loro importa solo stare al Governo”.(AWE/LaPresse)

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