Truffa telefonia, migliaia le vittime e 11 indagati

MILANO – Sono migliaia i clienti di Wind-Tre, Vodafone e Tim ad essere stati truffati. Dal loro credito telefonico sono state prelevate ogni mese piccole somme dopo che, senza volerlo, si erano abbonati ai cosiddetti servizi a valore aggiunto (Vas) offerti dalle compagnie telefoniche. Per farlo, bastava poco. Era sufficiente scorrere una gallery di foto o addirittura passare con dito o il mouse su un’immagine.

Sono 11 le persone indagate nell’ambito dell’indagine condotta dagli uomini del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche, coordinati dal tenente colonnello Gian Luca Berruti e dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco insieme al pm Francesco Cajani. Le Fiamme Gialle hanno anche sequestrato 12 milioni di euro e perquisito la sede legale della Wind-Tre a Rho (Milano). Cadere nel raggiro era davvero semplice. In certi casi non era nemmeno necessario manifestare il proprio assenso al servizio offerto con un paio di click, come prevede la legge. A trarre in inganno, banner pubblicitari, offerte o semplici foto. Con un semplice passaggio, si veniva abbonati a propria insaputa a servizi non richiesti che andavano dalle notizie, ai canali meteo, dal gossip, all’oroscopo, ai video o altro ancora.

Un fenomeno illecito che, come dai riscontri acquisiti dal consulente informatico della Procura di Milano, non si è interrotto nemmeno durante il lockdown. “Nonostante l’emergenza sanitaria del covid, il consulente della procura ha verificato che ragazzi che alle 14.30 guardavano i cartoni animati in Rete, semplicemente navigando dal telefonino sulla pagina, e quindi neanche senza alcun click, si vedevano attivare servizi a pagamento”, ha spiegato il pm Francesco Cajani.

Il metodo ‘zero click’, come lo hanno chiamato gli inquirenti, non era l’unico. I servizi non richiesti erano stati attivati anche su quelle Sim card utilizzate per le connessioni mobili usate per devide come i sistemi d’allarme o le caldaie ‘intelligenti’, che prevedono uno scambio di dati “machine to machine”. Senza contare che alcune vittime si sono trovate i servizi non richiesti, ma molto onerosi, già preistallati nelle loro Sim card al momento dlel’acquisto.

Tra gli indagati, figurano anche tre dirigenti Wind e tre sviluppatori informatici poco più che ventenni che vivevano e lavoravano a Dubai. I loro compensi, da quanto è emerso dalle indagini, si aggiravano intorno ai 6 mila euro al giorno. I reati contestati sono frode informatica ai danni dei consumatori, intrusione abusiva a sistema telematico e tentata estorsione contrattuale commessa da tre soggetti, alcuni con ruolo dirigenziale, di Wind-Tre nonché di aggregatori hub tecnologici, e content service provider, che proponevano i servizi al pubblico.

“L’unica cosa confortante — ironizza il procuratore di Milano Francesco Greco — è che questo tipo di truffa è democratica: può capitare alla vecchietta come al procuratore di Milano”. Anche il procuratore è una vittima del raggiro: si è abbonato senza volere a un costoso servizio di giochi on line, gestito da una società off shore. Un meccanismo che “colpisce tanti portando via pochi soldi ma per profitti totali così assai più cospicui di quelli solitamente prodotti dalle grandi frodi”, spiega.

L’unico modo per bloccare questo tipo di frodi, è rendere meno facile aderire ai servizi aggiuntivi. “Questa nostra indagine — conclude Fusco — dimostra che questo sistema non può essere risolto solo dallo strumento penale ma occorre una regolazione più stringente e per questo abbiamo informato l’Agcom” , sollecitando un intervento presso i principali operatori telefonici perché venga interrotto il meccanismo fraudolento delle attivazioni inconsapevoli. (LaPresse)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome