Coronavirus, India 3° al mondo per contagi. 6 milioni di persone isolate in Australia

L'India supera la Russia per numero di contagi di coronavirus, diventando la terza nazione più colpita al mondo dopo l'aumento record di 24.248 nuovi casi in un giorno. Il totale di infezioni confermate ha superato le 697mila, tra cui 19.693 persone morte, mentre la Russia ha confermato 680.283 casi.

(AP Photo/Rafiq Maqbool)

TORINO – L’India supera la Russia per numero di contagi di coronavirus, diventando la terza nazione più colpita al mondo dopo l’aumento record di 24.248 nuovi casi in un giorno. Il totale di infezioni confermate ha superato le 697mila, tra cui 19.693 persone morte, mentre la Russia ha confermato 680.283 casi. Bilanci più pesanti solo negli Stati Uniti con quasi 2,9 milioni di casi e Brasile con oltre 1,6 milioni. A New Delhi, intanto, i malati vengono portati in un centro spirituale convertito in enorme ospedale: 10mila i letti disposti nell’enorme spazio, molti dei quali in cartone e avvolti in plastica. Vi saranno curati i casi non gravi e gli asintomatici. Anche vari hotel della capitale, stazioni ferroviarie e sale matrimoni sono stati convertiti in ospedali improvvisati, mentre la metropoli teme di affrontare mezzo milione di casi entro fine mese.

Il rigido lockdown che era stato imposto a marzo è stato progressivamente allentato in India, ma scuole, metro e cinema restano chiusi. Le mascherine sono obbligatorie negli spazi pubblici, così come il distanziamento sociale. Ma i casi continuano ad aumentare e le autorità hanno annullato la riapertura del Taj Mahal, a causa di nuovi contagi nell’area. Il ministero della Cultura aveva infatti deciso di riaprire oggi tutti i monumenti, ma ha dovuto fare dietrofront. Ha registrato numeri record di contagi anche il Sudafrica (oltre 10mila), mentre anche Israele ha applicato nuovi lockdown e restrizioni, così come zone di Catalogna e Galizia che domenica hanno isolato decine di migliaia di abitanti. E in Australia sono 6,6 milioni gli abitanti dello Stato di Victoria a essere confinati, per tentare di controllare l’epidemia. A Melbourne alcuni caseggiati di edilizia popolare, in cui vivono oltre 3mila persone a basso reddito, sono state isolate nel fine settimana. Poi è arrivata la decisione di chiudere il confine tra Victoria e Nuovo Galles del Sud, i due stati più popolosi dell’Australia, per la prima volta dall’inizio della pandemia. Sarà presidiato da personale militare e di polizia. In tutta l’Australia, più di 8.500 persone sono state infettate e 106 sono morte, secondo i dati della Johns Hokpins University.

Nel frattempo, 239 scienziati firmano una lettera per chiedere all’Organizzazione mondiale della sanità di chiarire al pubblico che il contagio avviene da droplet e da aerosol: non solo tramite le gocce ‘grandi’ di saliva emesse con tosse o starnuti, ma anche con quelle minuscole della respirazione, che resterebbe sospese nell’aria soprattutto negli spazi chiusi e poco aerati. L’Oms ritiene che il dibattito sull’aerosol sia aperto e manchino le prove, ma gli scienziati lo contestano. Dalla Cina arriva poi un nuovo allarme: in Mongolia interna è stato registrato un sospetto caso di peste bubbonica. Le autorità hanno ordinato alla popolazione di non uccidere animali selvatici, tra cui le marmotte, e di inviare ai medici chiunque abbia febbre o altri segnali d’infezione. La peste è fatale nel 90% dei casi, se non curata, soprattutto con alcuni specifici antibiotici. L’ultima epidemia di peste bubbonica è stata nel 2009 in Cina, quando varie persone morirono nella cittadina di Qinghai, sull’altopiano del Tibet.

LaPresse

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