Dl Semplificazioni, Conte: “Sblocchiamo 130 opere, base del nostro Recovery plan”

Foto Filippo Attili / Palazzo Chigi / LaPresse in foto il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

ROMA – Le metafore automobilistiche si sprecano per il primo via libera al decreto Semplificazioni. “Abbiamo aumentato i limiti di velocità senza eliminare gli autovelox”, annuncia il premier Giuseppe Conte aprendo la conferenza stampa. “Abbiamo tolto il freno della burocrazia e spinto sull’acceleratore”, segue a ruota su Twitter il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Fatto sta che in una seduta notturna di cinque ore, il Consiglio dei ministri ha detto ‘sì’, salvo intese, al decreto contestato da una parte della stessa maggioranza – Leu e Pd – preoccupata di abbassare inevitabilmente il livello di guardia sulla legalità pur di fare veloce. E ‘velocità’ è la parola del momento per il Governo che individua nel piano del Mit ‘Italia Veloce’ oltre 130 opere strategiche da realizzare, a cui si aggiungono le opere per i giochi olimpici invernali a Cortina, per la scuola, le carceri, per il dissesto idrogeologico e così via.

Costo complessivo: 200 miliardi, da coprire il più possibile con i fondi europei. Così, via libera alla Gronda in Liguria, per anni avversata proprio dal M5S. Chissà se, in vista del possibile patto con il Pd in vista delle prossime Regionali, i grillini saranno disposti a soprassedere. E poi il ponte sullo Scrivia, sempre in Liguria, che verrà completamente ricostruito. Ma anche tanta alta velocità da Nord a Sud del Paese e dighe in Sardegna e Sicilia. Ce n’è per tutte le Regioni, e forse non è un caso. Niente ponte sullo Stretto di Messina, però. Conte tiene a rimarcare il punto, per la gioia del M5S, e la discontinuità rispetto al passato. “Nessuna novità, in agenda noi abbiamo opere di terra”, replica ai cronisti – in realtà nel provvedimento ci sono norme anche sui porti -.

I commissari speciali ci saranno, con nuovi poteri, sul modello Genova (che piace alla destra e al M5S) ma anche sul modello Expo (cavallo di battaglia dei renziani). “Siamo giunti a una sintesi grazie alle esperienze precedenti”, spiega a Chigi la ministra dei Trasporti in quota Pd Paola De Micheli, consapevole che i commissari speciali non piacciono proprio a tutti. Il commissario “non sarà necessario, ma sarà possibile ricorrervi qualora vi siano complicazioni”, chiarisce il premier. E nuove regole, come annunciato, anche per gli appalti di dimensioni più contenute fino al 31 luglio 2021. In particolare, nessuna gara per i lavori al di sotto dei 150mila euro, ma affidamenti diretti. E niente bando di gara fino a 5 milioni di euro. Lo stesso dicasi per le opere urgenti dettate dall’emergenza del Coronavirus.

Stop alla “paura della firma” dice il presidente del Consiglio: ai funzionari pubblici deve convenire sbloccare le opere. Per questo è stato riformato “con larghissima condivisione” l’abuso d’ufficio, ma “non abolito”, precisa il premier per tranquillizzare gli animi dem più sensibili al tema della legalità. Mentre è stato cancellato il danno erariale per dolo ed è rimasto soltanto quello per colpa, vale a dire dove c’è l’intenzionalità di nuocere. Il decreto contiene poi un meccanismo per evitare di bloccare i cantieri anche in caso di ricorsi al Tribunale e contenziosi: ci sarà una squadra di tecnici dedicata a risolvere gli intoppi. Ed è previsto un fondo statale per finire i cantieri ancora aperti.

Ma ‘semplificazione’ significa anche stop alle attese infinite per le autorizzazioni nella Pubblica amministrazione che dovrà rendere pubblici i tempi di erogazione delle pratiche. “Voglio una Pa alleata delle imprese”, annuncia la ministra Fabiana Dadone. E meno tasse da pagare ai Comuni per gli interventi edili di rigenerazione urbana. L’obiettivo è poi quello di portare tutti i servizi pubblici a portata di clic sul cellulare di ciascun cittadino, attraverso una app e lo Spid. La ministra Paola Pisano assicura che tutti i dati raccolti dalla Pa saranno gestiti in un grande ‘cloud nazionale’ che garantirà sicurezza, privacy ed efficienza.

L’incrocio dei dati sarà quindi fondamentale per verificare il rispetto della legalità da parte delle imprese e velocizzare il rilascio di certificazioni antimafia. Passa tuttavia il dimezzamento dei tempi per la concessione della Valutazione di impatto ambientale (la Via), oltre allo snellimento delle procedure per gli interventi sulla rete idrica, le bonifiche, lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Interventi di cui l’Italia ha bisogno, ma sui quali l’Anca accende i riflettori per possibili infiltrazioni mafiose. Non scompare invece l’obbligatorietà del Durc (Documento unico di regolarità contributiva) necessario per iniziare un cantiere edile, una vittoria che Graziano Delrio intesta al Pd.

Il tutto però è stato approvato dai ministri “salvo intese”. Manca ancora, spiega Conte, “un’intesa tecnica” per la quale ci vorrà “qualche giorno”. Dopo di che, il decreto “madre di tutte le riforme” di cui il Paese deve “vantarsi” in Europa sarà finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale e costituirà “la base per il nostro Recovery plan”: una sorta di patente con cui Conte intende presentarsi di fronte all’Ue per dire che anche l’Italia sa fare le riforme dunque si merita la fiducia dei partner europei e i cospicui fondi messi a disposizione dall’Unione. Fondi che però, a quanto pare, per ora non includono il Mes su cui, interpellato, Conte taglia corto: “Non intendo sollecitare Spagna e Portogallo a farne uso”. Non a caso, i due Paesi dell’Europa meridionale più simili all’Italia. (LaPresse)

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