‘Ndrangheta, estorsioni e corruzione a Reggio Calabria: 12 arresti, anche il boss

Dodici le persone a finite in manette

TORINO – Duro colpo della polizia assestato alla ‘ndrangheta di Reggio Calabria. Al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia reggina diversi episodi di corruzione ed estorsione ricondotti alle cosche di Serraino e Libri, attive nel quartiere di San Sperato e nella frazione Gallina, a Cardeto, e in Gambarie d’Aspromonte.

Dodici le persone a finite in manette – 11 in carcere e una ai domiciliari – tra cui figurano elementi di vertice, luogotenenti e affiliati dell’organizzazione. Tutti ritenuti responsabili di associazione mafiosa e, a vario titolo, di estorsione, intestazione fittizia di beni, danneggiamento, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, illecita concorrenza con violenza o minaccia, incendio, aggravati dalla circostanza del metodo e dell’agevolazione mafiosa. Vittime delle estorsioni erano imprenditori e commercianti ai quali venivano imposti anche beni o servizi. I proventi delle attività illecite venivano poi reimpiegati bar e negozi di frutta, intestasti a complici o a prestanomi.

Arrestato anche il boss

Tra gli arrestati c’è Maurizio Cortese, boss di San Sperato, ritenuto dagli inquirenti il vertice della cosca Serraino e catturato da latitante nel 2017. Cortese è genero di Paolo Pitasi, già uomo di fiducia di Francesco Serraino, il ‘boss della montagna’, assassinato durante la seconda guerra di ‘ndrangheta. Secondo le ricostruzioni, Cortese riusciva a gestire dal carcere gli affari della cosca attraverso i colloqui con la moglie, i messaggi agli affiliati. Ma anche ai cellulari introdotti nel penitenziario. In particolare, dall’indagine sono emersi diversi elementi che dimostrerebbero come il capo cosca avesse a disposizione un cellulare, ritrovato il 9 aprile 2019 dalla polizia penitenziaria, con il quale avrebbe comunicato in via riservata con l’esterno e avrebbe “impartito disposizioni” alla consorte, che faceva da ‘postina’, e ad altri sodali.

Le indagini

La cosca dei Serraino “ha trovato la sua forza anche nei legami coltivati con esponenti carismatici” di altre famiglie di Reggio Calabria, che “ne hanno determinato il graduale potenziamento e l’ascesa al vertice”. Lo si legge nella ricostruzione della questura. “Strettissimo” il legame con i capi storici della cosca Labate, egemone nei quartieri di Gebbione e Sbarre, “proficuo” il rapporto con la cosca Libri di Cannavò, “stabili” le relazioni con la cosca De Stefano-Tegano. E in particolare con uno storico esponente del clan di Archi, arrestato di recente. Tramite il quale avrebbe ottenuto anche l’autorizzazione preventiva ad aprire un bar in una zona non sottoposta al controllo della cosca di cui era capo “nel rispetto delle regole della ‘ndrangheta”.

Fondamentali le intercettazioni che hanno fatto emergere le dinamiche criminali e gli episodi di estorsioni “che hanno determinato il graduale rafforzamento della cosca Serraino e in particolare dell’articolazione di San Sperato diretta dal boss”, e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

(LaPresse)

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