Autostrade, aut aut di Conte: “Proposta irrinunciabile o revoca”. Verso Cdm martedì

Foto Filippo Attili / LaPresse in foto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

ROMA – L’aut aut per Aspi è partito. “O arriva una proposta alla quale il governo non potrà dire di no o tra poco ci sarà il provvedimento di revoca della concessione”. È categorico Giuseppe Conte, che traccia la deadline per una vicenda che lo stesso premier definisce “paradossale”, prima che diventi “assurda” (sempre copyright del primo ministro). Le lancette corrono veloce, perché il Cdm che potrebbe deliberare lo stralcio degli accordi con la società del gruppo Atlantia si potrebbe tenere già martedì prossimo. Il tempo stringe, ormai quasi tutte le forze politiche spingono perché si trovi una soluzione immediata. In un senso o nell’altro.

Non sprecare questo surplus extra, adesso, spetta ad Autostrade per l’Italia. I progetti presentati finora sono stati rispediti tutti al mittente, perché ritenuti totalmente inadeguati. Il governo si aspettava come base di partenza per ragionare almeno un pacchetto che comprendesse il taglio delle tariffe del 5%, un piano economicamente robusto per la manutenzione ordinaria e straordinaria di tutte le reti gestite in concessione e, ovviamente, una sanzione decisamente alta per il crollo del Ponte Morandi, con una cifra vicina ai 3 miliardi di euro.

Dalla società di via Bergamini, invece, sono stati offerti circa 1,5 miliardi per contenere il taglio dei pedaggi e predisporre un piano di investimenti. E ancora, 700 milioni di risorse per le opere di monitoraggio e manutenzione delle autostrade, 800 milioni dedicati esclusivamente a quanto avvenuto a Genova. La proposta, però, è stata bollata come irricevibile.

La trattativa si gioca anche su un altro terreno, che riguarda direttamente le quote di controllo della famiglia Benetton, con cui soprattutto il M5S ha ingaggiato un braccio di ferro da due anni a questa parte. Tra le ipotesi circolate finora, infatti, c’è quella di una possibile riduzione dall’88% al 51% della torta azionaria, concedendo il 49 allo Stato. Sempre stando ai rumors, però, l’idea su cui il governo potrebbe riflettere è quella di invertire la suddivisione delle quote, facendo entrare Cdp e il Fondo F2I. Ma anche questa vicenda dovrebbe essere chiarita nel giro di pochissimi giorni. Perché il dossier è più che bollente. “Abbiamo ancora poche ore – avvisa la ministra Paola De Micheli -. Credo che Aspi sia nelle condizioni di sapere che cos’è l’interesse pubblico indicato dal presidente del Consiglio”.

Nel quadro generale di questa vicenda, c’è anche la questione giudiziaria da tenere sempre ben presente. Soprattutto dopo che l’amministratore delegato, Roberto Tomasi, è stato iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta riguardante la conformità dell’installazione di alcune barriere assorbenti sulla rete autostradale. Il manager, fa sapere Aspi, “ha già avuto modo di chiarire ampiamente all’autorità giudiziaria la propria posizione”, spiegando di non aver mai avuto “diretta competenza” sui progetti all’esame dei magistrati.

Nei palazzi della politica la polemica non si placa

I Cinquestelle aspettano solo l’annuncio della revoca, mentre il Pd chiede che la vicenda si chiuda a stretto giro di posta. “A noi interessa che chi ha nuociuto non nuoccia più”, scrive sui social Andrea Orlando. Il vice segretario dem, riconoscendo che i tempi e le decisioni spettano al governo, ribadisce che dal suo partito non è mai arrivata alcuna richiesta di rinvio, ma chiede all’esecutivo di correre: “Per noi di tempo ne è passato sin troppo”. Resta prudente Iv, che teme “un contenzioso miliardario”. Per Maria Elena Boschi “se in due anni non si è fatta la revoca è perché giuridicamente questa scelta è pericolosa”. (LaPresse)

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