Autostrade, ultima chiamata per Aspi: nuova proposta entro il weekend o revoca

Ma la maggioranza resta divisa, CDM di lunedì si preannuncia bollente

Foto Valerio Portelli / LaPresse

ROMA – Tre giorni di tempo per evitare una revoca storica. Che sarà, comunque vada, decisa collegialmente da un Consiglio di ministri che si preannuncia già bollente. Il governo cerca la stretta finale per il dossier Autostrade. E, rinfrancato dalla decisione della Consulta, lancia il suo ultimatum ad Aspi e Atlantia, al termine di un incontro tecnico durato quasi due al Mit. La richiesta è sempre la stessa: serve una nuova proposta, “questa volta soddisfacente”, per tutelare sempre e soltanto l’interesse pubblico. Partendo dall’assunto che le missive finora arrivate dalla controparte che gestisce gran parte delle strade italiane “non sono” accettabili. I punti nodali, secondo quanto si apprende, sono: taglio al tariffario sulla rete (di almeno il 5%), risorse compensative e sanzioni in caso di inadempimento per manutenzioni e controlli. Senza questi elementi sul tavolo, si ribadisce dall’esecutivo, non si potrà interrompere la procedura di risoluzione delle concessioni.

Ultima chiamata per Aspi

Nessuno fa riferimento nero su bianco all’ingresso statale in Aspi, ma gli altri aspetti che non attengono in senso stretto alla transazione, si spiega, saranno definiti nel prossimo Cdm che avrà come oggetto proprio Autostrade. L’azienda dal canto suo non commenta quanto filtra dopo l’incontro con il Mit e gli amministratori delegati di Atlantia e Aspi Carlo Bertazzo e Roberto Tomasi lasciano il Ministero senza esporsi ai cronisti. La vicenda è troppo delicata e la linea della holding è silenzio assoluto, almeno fino a quando non ci sarà una decisione definitiva sulla questione da parte dei rispettivi cda. Sicuramente la mazzata della Consulta è arrivata forte e quasi inaspettata. Con il titolo di Atlantia che ha chiuso a Piazza Affari perdendo l’8,2% a 13,1 euro.

Posizioni inconciliabili

Dal punto di vista politico, la vicenda si trascina ormai da tempo e le posizioni non sembrano molto conciliabili. Il M5S conferma la sua linea da due anni: il governo deve revocare il contratto ad Aspi, quanto successo il 14 agosto del 2018 non può essere messo da parte per mere motivazioni economiche. Iv vorrebbe evitare lo scontro legale, mentre il Pd ha sempre cercato la via della mediazione, con la ministra Paola De Micheli che oggi però ha preferito passare la palla ai capi di gabinetto e non ha incontrato personalmente i vertici delle due società. Il governo ora ha fretta, questo è un dato di fatto, soprattutto dopo che la Consulta ha tolto i proiettili all’ultima arma rimasta al concessionario, ovvero il ricorso contro il Decreto Genova che lo ha estromesso dalla ricostruzione del viadotto crollato a Genova.

La linea del premier Conte

“O arriva una proposta della controparte che è particolarmente vantaggiosa per lo Stato oppure procediamo alla revoca, pur consapevoli che comporta insidie giuridiche“. E’ la linea firmata Giuseppe Conte, stanco delle critiche di chi sostiene che il governo abbia tergiversato troppo sulla vicenda. Dentro o fuori entro la prossima settimana insomma, per archiviare una grana che si protrae da troppo tempo. Rimarrebbero ancora Alitalia e Ilva, ma prima si deve uscire dal ‘cul di sac’ chiamato Autostrade.

(LaPresse/di Alessandro Banfo)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome