Stato d’emergenza, Conte valuta la proroga fino a dicembre. Salvini: “Gli italiani meritano fiducia”

Il leghista: "Con tutte le attenzioni possibili, la libertà non si cancella per decreto”

Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse

ROMA – “Lo stato d’emergenza si potrebbe prorogare fino a fine anno”. Lo ha annunciato il premier Giuseppe Conte a cui però fa seguito la reazione negativa da parte delle opposizioni: “Allungare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre? – ha sottolineato il leader della Lega Matteo Salvini – No, grazie. Gli italiani meritano fiducia e rispetto, donne e uomini eccezionali che hanno dimostrato buon senso e generosità che adesso vogliono vivere, lavorare, amare. Con tutte le attenzioni possibili, la libertà non si cancella per decreto”.

Misure necessarie

“Lo stato di emergenza – ha siegato Conte – non significa che non teniamo sotto controllo il virus, quindi una eventuale proroga significa che siamo nelle condizioni di continuare ad adottare misure necessarie, anche minimali. Quindi non vi dovrete sorprendere se decisione sarà di prorogare lo stato di emergenza”.

Solo lo scorso 24 marzo Conte aveva detto che lo stato d’emergenza non “necessariamente sarebbe rimasto in vigore fino alla data stabilita del 31 luglio: siamo pronti ad allentare la stretta”

La ribellione

Alle parole del premier fa seguito la presa di posizione delle minoranze parlamentari:”L’ipotesi di proroga è una vera porcata – ha dichiarato Calderoli -. Si tratterebbe solo di una misura preventiva, non per la salute, ma solo sulla durata del governo e delle poltrone di questa traballante e inverosimile maggioranza. È veramente brutto da doverlo dire, ma l’impressione è che si utilizzi una calamità come il virus – attacca ancora – per mettere il bavaglio all’opposizione. Siamo di fronte a una modalità di uno squallore assoluto”.

In disaccordo anche Annamaria Bernini di Forza Italia: “Sarebbe irragionevole pensare di replicare il modello di governo del Paese a colpi di Dpcm, con la totale esclusione del Parlamento da scelte che attengono alle libertà costituzionali. Invece di pianificare nuovi pieni poteri per sé, il premier si preoccupi di controllare i confini per scongiurare l’arrivo di focolai dall’estero, e di approntare misure in grado di far ripartire l’economia”

Segnale di debolezza

Per Giovanni Guzzetta, professore di Diritto costituzionale all’Università di Roma Tor Vergata, “il codice della protezione civile già prevede la proroga di 12 mesi attraverso una deliberazione del consiglio dei ministri uguale a quella fatta il 31 gennaio. Si tratterebbe dunque di una norma inutile” e l’unica congettura possibile è “un segno di debolezza del governo perché la norma del consiglio dei ministri è ritenuta non sufficiente”. “Noi siamo al paradosso che quando ci vuole il dpcm si usa il dl e quando c’è la norma che prevede l’atto amministrativo si fa il decreto legge”.


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