Migranti, 18 sbarchi in 24 ore a Lampedusa, in 618 nell’hotspot pieno

Foto Matthew Mirabelli / AFP

MILANO – Uno sbarco dietro l’altro, diciotto in 24 ore. É questo il bilancio dell’assalto’ a Lampedusa che, puntuale, si ripete ogni estate. In tutto sono stati salvati 618 migranti, tra cui anche donne e minori. A soccorrere i diversi gruppi sono stati gli uomini della Guardia di finanza e della Capitaneria di porto.

Tra i barconi carichi di vite umane, anche il piccolo peschereccio avvistato giovedì mattina dall’aereo Moonbird di Sea Watch con 267 persone a bordo. Con il loro arrivo e quello di altri naufraghi, nell’isola siciliana è di nuovo emergenza. L’hotspot che scoppia e le procedure anti covid rallentano necessariamente tutte le fasi dell’accoglienza.

A lanciare l’allarme, anche il sindaco dell’isola Totò Martello. “Mi aspetto una estate problematica – spiega – e proprio per questo chiediamo al ministero della Difesa che mandi a Lampedusa una o più navi militari, in modo che i migranti vengano portati sulla terra ferma non appena il centro di accoglienza dell’isola si riempie. Siamo stati lasciati soli”.

Per il Viminale, infatti, si apre un nuovo problema. Dove tenere in quarantena i migranti arrivati dalla Tunisia ma anche dalla Libia. Finora, spiega ancora il sindaco Martello, gli ospiti dell’hotspot “sono stati sottoposti a tampone e sono risultati per la maggior parte negativi” e i contagiati sono stati isolati. Ma la situazione può cambiare di ora in ora.

Intanto sull’isola il sovraffollamento si fa sentire. I primi 85 migranti – arrivati ieri con piccoli barchini uno dietro l’altro dalla Tunisia – sono già stati trasferiti sulla terraferma a Porto Empedocle. Ma gli altri, con l’hotspot che conta appena 95 posti, sono ancora tutti sul molo Favarolo in attesa che arrivino istruzioni. La Moby Zaza, la nave quarantena noleggiata dalla Protezione civile, è già piena dei 180 sbarcati qualche giorno fa dalla Ocean Viking a cui si aggiungono i 30 positivi ospitati sul ponte ‘zona rossa’, arrivati con altre imbarcazioni.

Altri due grossi sbarchi sono avvenuti in serata prima e nella notte dopo. Un primo barcone aveva 95 persone a bordo. Subito dopo è stata avvistata una imbarcazione in difficoltà a 47 miglia nautiche da Abu Kammash. A bordo c’erano 260 persone e il barcone si sarebbe potuto ribaltare, come spesso accade nel Mediterraneo. La richiesta di soccorso era partita dall’aereo di ricognizione Moonbird, visto che il Mediterraneo in questo momento è del tutto sprovvisto di navi umanitarie bloccate o dalla quarantena o dal fermo amministrativo della Guardia costiera, com’è avvenuto per la stessa Sea Watch. La Ong tedesca ha denunciato l’iniziativa come un modo pretestuoso di bloccare i soccorsi in mare. Senza contare che il verbale, a detta dell’organizzazione umanitaria, contestava alcuni aspetti di scarso rilievo tra cui un numero giudicato in eccesso di giubbotti di salvataggio.

“Troppi giubbotti di salvataggio è una delle irregolarità contestate – ha fatto sapere Sea Watch -. I giubbotti non sono invece mai usati dalla cosiddetta guardia costiera libica che opera con navi italiane e che appena due giorni fa ha respinto in Libia 19 sopravvissuti in mare da dieci giorni”. (LaPresse)

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