Conte: “Proroghiamo lo stato di emergenza fino a fine anno”. Poi la frenata

Salvini: "No grazie". Pd e Iv: "Prima un voto in Parlamento"

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

L’emergenza Covid si allunga sulla seconda metà del 2020. La decisione nonn è ancora ufficiale ma le voci che circolano da giorni hanno trovato nelle parole di Giuseppe Conte oggi una chiara conferma: è ragionevole che il Governo prorogherà lo stato di emergenza fino al 31 dicembre. A margine della prova generale di innalzamento delle 48 paratoie del Mose, a Venezia il Presidente del Consiglio risponde alla domanda senza reticenze. “Quella sulla proroga dello stato di emergenza è una decisione collegiale da prendere in Cdm con tutti i ministri. Faccio solo una riflessione anticipatoria, lo stato di emergenza non significa che non teniamo sotto controllo il virus ma semplicemente che siamo nella condizione di continuare ad adottare le misure necessarie, anche minimali, quindi non bisogna sorprendersi: ragionevolmente lo prorogheremo. Senza – prosegue il Premier – non avremmo più gli strumenti per poter intervenire e nel caso circoscrivere la chiusura di attività in territori predeterminati e specifici”. Allungare la copertura emergenziale permetterebbe alla Presidenza del Consiglio di poter emettere Decreti diretti (DCPM), strumento privilegiato durante i mesi scorsi per tutte le normative covid, ed alla Protezione Civile di conservare un ruolo di primo piano e con maggiori strumenti a disposizione, anche in previsione a settembre della riapertura delle scuole. 

 L’annuncio di Conte ha sollevato critiche e commenti da parte du tutta l’opposizione ma anche della maggioranza. 

 Da Matteo Salvini arriva un secco No Grazie.  “Gli italiani meritano fiducia e rispetto, donne e uomini eccezionali che hanno dimostrato buon senso e generosità che adesso vogliono vivere, lavorare, amare- sostiene il Leader della Lega – Con tutte le attenzioni possibili, la Libertà non si cancella per decreto”. La Presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini parla invece di necessario ritorno alla centralità del Parlamento: 

“Sarebbe irragionevole pensare di replicare il modello di governo del Paese a colpi di Dpcm – dice –  con la totale esclusione del Parlamento da scelte che attengono alle libertà costituzionali. Invece di pianificare nuovi pieni poteri per sé, il premier si preoccupi di controllare i confini per scongiurare l’arrivo di focolai dall’estero, e di approntare misure in grado di far ripartire l’economia”. 

Ma è anche da PD e Italia Viva che si levano distinguo: “Se il Governo vuole prorogare lo stato di emergenza – sostiene Stefano Ceccanti, capogruppo dem in commissione Affari costituzionali – venga prima in Parlamento a spiegarne le ragioni”. L’omologo renziano in Commissione, Marco Di Maio, esprime stessa posizione: “C’è un dovere che il Presidente del Consiglio ha prima di tutti gli altri: recarsi in parlamento – che gli ha accordato la fiducia anche questa settimana e nel quale sono rappresentate le voci dei cittadini, dei territori, delle imprese, dei legittimi e variegati interessi che animano il nostro Paese – e confrontarsi sulle ragioni e le modalità”. 

E in serata parlando all’Aja con i giornalisti dopo l’incontro con il presidente olandese Mark Rutte arriva la frenata di Conte. “Non ho detto oggi che il Governo ha deciso di prorogare lo stato d’emergenza – ha precisato il premier -. Ho anticipato quella che potrebbe essere una proposta che valuteremo tutti insieme. Questa proposta non significherebbe che la curva epidemiologica ci sta sfuggendo dal controllo” piuttosto “ci consentirebbe di continuare a monitorare la curva epidemiologica e intervenire laddove necessario”.

LaPresse

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