Il mestiere in rovina dell’addetto stampa

L’addetto stampa non è garanzia di pubblicazione di un nonnulla. Ed è anche ora che il nonnulla finisca di andare in pagina, in un’apoteosi di valutazioni che rischiano di non c’entrare assolutamente niente con il valore notizia

Ci è voluta una blogger. Ci sono voluti insulti sessisti inqualificabili (si arriva ai ragni nei genitali) nei confronti di una ragazza con la passione per la lettura e l’attitudine a essere sincera per aprire il vaso di Pandora, ancora una volta, su un’intera categoria: quella degli addetti stampa. Di cui, ci tengo a sottolineare, faccio parte personalmente. La storia è diventata virale nello scorso fine settimana: l’agenzia “Il Taccuino”, che si occupa di promozione di libri attraverso ufficio stampa e comunicazione, invia a Daisy, questo il nome della ragazza con un seguitissimo canale Ig dedicato alla lettura, una copia di un’opera che sta promuovendo per una recensione. Alla blogger, candidamente, non piace. E lo esprime con una critica garbata ma ferma, ben motivata, concisa e evidentemente scritta da chi sa di cosa parla. Apriti cielo.
La reazione del “Taccuino” è social e pubblica (ancor più grave, pensando che la gestione di questi canali dovrebbe far parte del loro know-how). Gli insulti sono verbalmente violenti, sessisti, machisti. Le scuse, arrivate quando la web-guerrilla contro il Taccuino era già spontaneamente partita, imbarazzanti. Fino al colpo di scena in cui si rigetta la colpa su un solo collaboratore, tra i 37 che il capo dell’agenzia cita in organico, stressato per la morte del figlio di 10 anni. Ormai “Il Taccuino” si è infilato da solo nell’occhio del ciclone. Stimola la curiosità di parecchi capire chi è al centro di questa triste faccenda. Anche quella di Puente, fact-checker tra i più blasonati in Italia, che su Open spiega come ai volti del team sul sito internet del Taccuino in realtà corrispondano altre persone o persone che non collaborano o non hanno mai collaborato attivamente con la società. Alcune case editrici coinvolte dichiarano di non essersi mai avvalse dei servizi del Taccuino.

Insomma, l’onda avrebbe portato con sé via un castello che sembra di sabbia. Eppure, le basi del castello c’erano tutte. Almeno a guardare il sito internet. Ci sono alcuni passaggi della loro presentazione che, da addetto stampa, mi hanno fatto rabbrividire. E avranno fatto riflettere anche loro, dato che nella giornata di lunedì dopo la tempesta il sito è andato offline, in manutenzione. Tra questi, Il Taccuino “garantisce” un determinato numero di uscite sui giornali. E sciorina nella pagina partnership i nomi più importanti del panorama editoriale e giornalistico italiano. L’allusione sembrerebbe essere: “Con noi sicuramente Ansa e Corriere ti pubblicano”. Questa deriva del mestiere dell’addetto stampa in realtà non nasce oggi, ma vederla messa nera su bianco è impressionante. Partiamo da un presupposto per i non addetti ai lavori: lo spazio sui giornali comprato si chiama pubblicità. Ed è messa in pagina in modo da distinguerla dai contenuti giornalistici che aspirano a essere imparziali e terzi. Lasciar intendere che esistono canali preferenziali per finire nei Tg Mediaset è prima di tutto un insulto per Mediaset e i suoi professionisti, ed è l’insulto peggiore che si può fare a un vero giornalista: essere fazioso.

L’addetto stampa è chiamato a comunicare agli organi di stampa un fatto avente rilevanza di notizia, curando però l’interesse della parte per cui lavora. L’addetto stampa non è garanzia di pubblicazione di un nonnulla. Ed è anche ora che il nonnulla finisca di andare in pagina, in un’apoteosi di valutazioni che rischiano di non c’entrare assolutamente niente con il valore notizia. La blogger compie inconsapevolmente un atto eroico: stronca un libro. Una cosa rara. Un atto eroico che non è arrivato da un giornalista, ma da una ragazza che è “solo” appassionata della materia in oggetto. Avulsa alle logiche di “cortesia” tra colleghi per cui “io ti mando il libro gratis e tu mi regali un bel pensiero” che ha innescato la furia del collega del Taccuino. Un pensiero, magari, da copiare e incollare direttamente. Arriva da una ragazza innocente, quasi pura e candida. Come dovremmo tornare noi tutti come categoria per salvare la nostra credibilità.

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