La zattera di Medusa

Vincenzo D'Anna

Chiunque abbia visitato il Museo del Louvre a Parigi non ha mancato di ammirare il famoso quadro di Théodore Géricault “La zattera della Medusa”. Nell’opera del pittore romantico transalpino è raffigurato un episodio della tragedia capitata alla fregata francese Méduse ed ai suoi naufraghi. Una rappresentazione pittorica così descritta: “La zattera condusse i sopravvissuti alle frontiere dell’esperienza umana. Impazziti, assetati e affamati, scannarono gli ammutinati, mangiarono i loro compagni morti e uccisero i più deboli”.

Questa descrizione dell’opera pittorica richiama alla mente, con debita licenza allegorica, il quadro politico che si sta stratificando in Campania alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale e la scelta del nuovo Governatore. In un mare in tempesta, rappresentato dalla scomparsa di ogni valore di riferimento ideale e distinzione tra progetti politici, più popolata di gente alla rinfusa, sembra la zattera del Governatore uscente, Vincenzo De Luca, che ha imbarcato, in una corposa e variegata quantità di liste civiche, anche ceto politico di centrodestra. Per intenderci, senza fare nomi ma solo alcuni cognomi: Mastella, Patriciello, Pomicino, Montemarano e tanti altri più o meno illustri personaggi detentori di pacchetti elettorali una volta destinati al centrodestra.

Ci sarebbe da chiedersi, per queste personalità politiche, una volta tratte in salvo, al netto di coloro che saranno stati cannibalizzati, quale possa essere il montante compensativo che ne ripaghi gli appetiti scaturenti dalla rivendicazione di essere stati determinanti per la vittoria. Non si tratta infatti di politici di piccolo cabotaggio che si accontentano di promesse ed ammennicoli, di usuali mercanzie utilizzate, in passato, da De Luca coi propri alleati. In sintesi, non sarà tanto semplice per il Governatore applicare la tattica di accaparrarsi i consiglieri eletti degli schieramenti alleati, fregandosene dei politici di riferimento. Problema che dovrebbe porsi anche un solipsista ed un egocentrico come Vincenzo De Luca, abituato ad concepire la propria volontà amministrativa come pensiero unico.

Temo, quindi, che non ci sarà un approdo facile e tranquillo, anche nel caso che la zattera deluchiana dovesse approdare per prima al palazzo di via Santa Lucia. Vero è che per l’ex sindaco di Salerno si tratta dell’ultima elezione regionale, un passo d’addio, ed ha poco e niente da temere dagli elettori e quindi dalla pedissequa applicazione del manuale Cencelli, che i vecchi marpioni democristiani gli chiederanno di adottare. La lunga pratica di funzionario dell’ex Partito Comunista Italiano ha reso De Luca avvezzo a leggere e interpretare le mille insidie della politica politicante, che egli stesso pratica pur denunciandone continuamente i mali. Si difenderà dai famelici alleati con la solita demagogia sfruttando i proclami via etere senza contraddittorio e l’apparato di yes man dei quali ha infarcito la burocrazia regionale.

Restano, purtroppo, i problemi irrisolti che non sono neanche considerati tali dal super ego del Governatore. Non è stato un caso raro sentirlo sproloquiare, per annunciare risoluzioni di problemi mai esistite. Il vecchio Principe di Salina, al quale il Re Piemontese invia un incaricato perché accetti il laticlavio sanatoriale per alti meriti scientifici, rifiuta perché, non essendo capace di illudere se stesso, non può praticare l’arte della politica, ovvero quella di illudere gli altri. De Luca non è assimilabile al personaggio del romanzo Il Gattopardo, non somiglia affatto a quel principe, forse ne è l’esatto contrario. Viene dalla scuola del centralismo democratico, non ha necessità di comprimari ma di cortigiani che ne idolatrino la figura facendo i muti astanti.

Verosimilmente lascerà qualche boccone a Mastella e si mostrerà sensibile ai desiderata di Patriciello. Per Montemarano e Pomicino, affiderà forse ai loro designati Enti partecipati di secondo rango. Lo scontro vero avverrà sulla composizione della Giunta e sulla richiesta che entrino a farne parte anche persone capaci di contrastare il verbo assolutistico di De Luca. E tuttavia, quest’ultimo possiede la capacità di illudere gli altri, senza illudere se stesso, sa bene come affrontare le insidie di una tumultuosa e variopinta confederazione fatta di spezzoni dell’intero arco politico nazionale.

Resuscitato nel gradimento della gente per le comparsate televisive durante l’epidemia, con intemerate oratorie e tanto di lanciafiamme a corredo, conta di cavarsela ancora egregiamente. In fondo, da vecchio marxista ed incallito trasformista, sul versante liberale, sa bene che la lezione di Macchiavelli è ancora valida nella terra del clientelismo e del familismo amorale: governare è lasciar credere!

*ex parlamentare

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