Lo sconforto del Papa: “Molto addolorato per Santa Sofia che diventa moschea”

Foto Alessandra Tarantino/ AP in foto Papa Francesco all'Angelus

ROMA“Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato”. Così Papa Francesco, durante l’Angelus domenicale, rompe il silenzio sulla decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di convertire in moschea l’edificio simbolo di Istanbul, patrimonio mondiale dell’Unesco. Le parole del Papa arrivano due giorni dopo la firma del decreto di Erdogan che ha suscitato critiche anche in Italia dove la Lega scenderà in piazza domani, davanti al consolato turco di Milano.

Sulla vicenda interviene anche il Consiglio ecumenico delle chiese, che ha inviato una lettera al presidente turco esprimendo tutto il suo “dolore e sgomento”. Ioan Sauca, segretario generale ad interim della Cec, scrive nella missiva che dal 1934 Santa Sofia “è stata un luogo di apertura, incontro e ispirazione per persone di tutte le nazioni e religioni”. La chiesa fu costruita 1.500 anni fa come cattedrale cristiana ortodossa e fu convertita in moschea dopo la conquista ottomana nel 1453. Nel 1934 divenne un museo e successivamente venne proclamata patrimonio mondiale dell’Unesco. Il prossimo 24 luglio è fissata la prima preghiera islamica nella nuova veste.

“Sono obbligato a comunicare il dolore e lo sgomento del Consiglio mondiale delle chiese, e delle sue 350 chiese membri in oltre 110 paesi, che rappresentano più di mezzo miliardo di cristiani in tutto il mondo”, prosegue Sauca che aggiunge: “Decidendo di riconvertire la Basilica di Santa Sofia in una moschea, si inverte quel segno positivo dell’apertura della Turchia, in un segno di esclusione e divisione”.

La Turchia, per bocca del portavoce del presidente turco, Ibrahim Kalin, assicura che le iconografie religiose nell’edificio “non saranno toccate” e saranno visibili alle persone di ogni credo. Ma le preoccupazioni della comunità internazionale restano: trasformare un “luogo emblematico” come Santa Sofia da un museo a una moschea, “inevitabilmente creerà incertezze, sospetti e sfiducia – sostiene Sauca – minando tutti i nostri sforzi per riunire persone di fedi diverse al tavolo del dialogo e della cooperazione”. (LaPresse)

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