Coronavirus, a mesi dalla malattia il 90% dei pazienti ha ancora almeno un sintomo

Stanchezza estrema e dolori. In molti la chiamano sindrome post Covid-19, per descrivere quell’insieme di sintomi che continuano ad avvertire i reduci dal coronavirus per settimane, se non addirittura per mesi, dopo la guarigione.

(AP Photo/Nariman El-Mofty)

TORINO – Stanchezza estrema e dolori. In molti la chiamano sindrome post Covid-19, per descrivere quell’insieme di sintomi che continuano ad avvertire i reduci dal coronavirus per settimane, se non addirittura per mesi, dopo la guarigione. Una research letter pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Jama da un gruppo di geriatri della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica di Roma chiarisce quali sono i sintomi più frequenti e persistenti. Lo studio è stato condotto presso il day hospital post-Covid della Fondazione Gemelli a partire dal 21 aprile. Su 143 pazienti, seguiti fino alla fine di maggio, a distanza di oltre due mesi dalla diagnosi di Covid-19, solo 1 su 10 non presentava sintomi correlabili alla malattia iniziale. La maggior parte (87%) ha riferito la persistenza di almeno un sintomo, soprattutto stanchezza intensa (53,1%) e affanno (43,4%). Il 27,3% lamentava dolore alle articolazioni e uno su 5 dolore toracico. La qualità di vita, valutata con apposite scale, è risultata peggiorata in tutti i pazienti.

“Il messaggio importante – afferma il professor Francesco Landi, responsabile del Day Hospital post-Covid – è che tutti i pazienti che hanno avuto Covid-19 e soprattutto quelli colpiti dalle forme più gravi, che hanno richiesto un ricovero in rianimazione o che hanno avuto bisogno di ossigenoterapia, devono essere sottoposti a controlli multi-organo nel tempo. Inoltre devono essere valutati attentamente rispetto alla persistenza di alcuni sintomi. Questo perché siamo di fronte a una malattia nuova, sconosciuta ed è quindi importante cercare di individuare gli eventuali danni a breve o a lungo termine. Per fortuna la maggior parte dei pazienti non presenta quei danni d’organo che temevano a livello di polmoni, occhi, cuore, fegato. Quello che stiamo riscontrando è invece una frequente persistenza di sintomi, anche soggettivi come quello della stanchezza, che meritano di essere presi in considerazione”. Importante anche la gestione dei disturbi della sfera psichica di questi pazienti, molti dei quali, fino al 20%, presentano un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress. Fondamentale, infine, ripristinare una corretta alimentazione; molti pazienti presentano ancora disturbi dell’appetito, altri hanno una franca perdita di massa muscolare.

I sintomi della fase acuta dell’infezione da coronavirus comprendono tosse, febbre, dispnea, sintomi muscolo-scheletrici (mialgie, dolori articolari, fatigue), sintomi gastrointestinali, disturbi dell’olfatto e del gusto. Molto meno note sono a tutt’oggi le sequel dimostra che sono tutt’altro che rare e soprattutto invalidanti. In particolare è l’assoluta mancanza di forze a preoccupare gli ex-pazienti; si va da quelli che non riescono a fare neppure un piano di scale a quelli che dormirebbero tutto il giorno. Sembra un’epidemia di sindrome da stanchezza cronica e nessuno sa dire al momento quanto è destinata a persistere. I pazienti sono debilitati; qualcuno fa fatica a respirare perché i muscoli della respirazione non hanno la forza sufficiente a svolgere la loro funzione. In queste condizioni, anche alzarsi dal letto richiede uno sforzo titanico. E c’è chi ha anche pensato di avere una malattia mentale, finché non si è confrontato con persone che provavano i suoi stessi disturbi. All’estero sono nati dei gruppi di auto-sostegno. Gli ‘ex-Covid’ richiedono supporto, sia a livello fisico che psicologico, per accompagnare la loro lunga convalescenza, e la sindrome post-Covid non risparmia nessuna età.

Di Silvia Caprioglio

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