Istat, ancora deflazione a giugno: prezzi -0,2%. Il debito pubblico sale a maggio

E intanto l'economia italiana registra un altro nuovo record. Sale a maggio il debito delle Amministrazioni pubbliche. Il dato si è attestato a 2.507,6 miliardi, in aumento di 40,5 miliardi rispetto al mese precedente

Istat

TORINO – In Italia l’inflazione è negativa a giugno, per il secondo mese consecutivo. Secondo l’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, ha registrato una diminuzione dello 0,2% su base annua (come nel mese precedente), confermando la stima preliminare.

La flessione dei prezzi

“La flessione dei prezzi al consumo su base annua, registrata per il secondo mese consecutivo, continua ad essere il prodotto di spinte contrapposte: quelle deflazionistiche provenienti dai prezzi dei Beni energetici e quelle al rialzo dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona”, spiega l’istituto nazionale di statistica. I prezzi dei beni energetici (-12,1%), sia nella componente regolamentata (-14,1%) sia in quella non regolamentata (-11,2%) confermano flessioni molto ampie.

Beni alimentari

Quelli dei beni alimentari continuano invece a crescere (+2,3%), con un’accelerazione di quelli degli alimentari non lavorati (da +3,7% di maggio a +4,1%) e un lieve rallentamento dei prezzi degli Alimentari lavorati (da +1,7% a +1,2%). A registrare tassi di crescita sopra il punto percentuale sono anche i prezzi dei Tabacchi (+3,0%) e dei servizi vari (+1,4%) che contrastano, insieme a quelli degli alimentari, le spinte deflazionistiche dei beni energetici.

L’inflazione

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rallentano rispettivamente da +0,8% a +0,7% e da +1,0% a +0,9%. “Le regione più care: Trentino +135 euro, Umbria +117, Campania +100 euro. Secondo i dati definitivi di giugno resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,2%. Lo sottolinea l’Unione nazionale consumatori”, sottolinea l’Unione nazionale consumatori.

A sottolineare le spinte contrapposte sulla dinamica dei prezzi è Massimiliano Dona, presidente dell’Unc. “L’Italia è in deflazione non solo per il calo dei beni energetici ma per via della grave crisi economica. I consumi non ripartono, nonostante il lockdown sia finito. Ma il dato non deve trarre in inganno. Le spese obbligate, non rinviabili, come quelle del carrello della spesa, continuano a pesare sulle tasche degli italiani, anche se in attenuazione rispetto a maggio”. “Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, il carrello a +2,1% significa avere un aumento del costo della vita, per i soli acquisti di tutti i giorni, di 192 euro su base annua, 180 euro per gli alimentari”.

Le città più care

Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano, Perugia e Napoli, tutte e 3 con un’inflazione pari a +0,7%. E intanto l’economia italiana registra un altro nuovo record. Sale a maggio il debito delle Amministrazioni pubbliche. Il dato si è attestato a 2.507,6 miliardi, in aumento di 40,5 miliardi rispetto al mese precedente, come reso noto dalla Banca d’Italia.

(LaPresse/di Laura Carcano)

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