Coronavirus, gli alpini della ‘Brigata Julia’ del Fvg portano aiuti in Afghanistan

"Con gli alpini della Brigata Julia in partenza per l'Afghanistan, partono anche l'aiuto e l'esperienza che la Regione Friuli Venezia Giulia può fornire a quel paese nel contrasto all'emergenza sanitaria da coronavirus"

Foto Francesco Bozzo - LaPresse

MILANO – “Con gli alpini della Brigata Julia in partenza per l’Afghanistan, partono anche l’aiuto e l’esperienza che la Regione Friuli Venezia Giulia può fornire a quel paese nel contrasto all’emergenza sanitaria da coronavirus”. Così il vicegovernatore Riccardo Riccardi ha portato il saluto dell’amministrazione regionale alla cerimonia di partenza della Brigata alpina Julia – Multinational Land Force per l’operazione “Resolute Support” in Afghanistan. “La Regione – ha ricordato Riccardi – ha fornito generi alimentari e materiali sanitari, ma soprattutto dispositivi di protezione individuale da portare alla popolazione afghana. Speriamo che la nostra esperienza e le attrezzature fornite consentano alle truppe alpine della Brigata Julia di contribuire a fronteggiare questo fenomeno che si sta espandendo anche in quel paese”.

La Brigata Julia sempre in primo piano

La collaborazione stretta fra Brigata Julia e Regione è stata richiamata anche nelle parole del comandante di Brigata, generale Alberto Vezzoli, che ha parlato di “unione e vicinanza” alla missione degli alpini. I 700 uomini della Julia faranno parte per sei mesi di un contingente internazionale assieme a soldati ungheresi e sloveni per il controllo della vastissima provincia di Herat, nella parte occidentale dell’Afghanistan. L’addestramento alla missione era stato interrotto proprio a causa delle disposizioni anti Covid ed è ripreso negli ultimi tempi garantendo la massima sicurezza per la salute dei militari in partenza, che osserveranno un periodo di quarantena prima di assumere piena operatività.

Se “si parte pensando agli altri”, come ha detto Vezzoli riferendosi ai bisogni della popolazione afghana, gli altri sono anche i 53 morti italiani, di cui 18 alpini, e i 700 feriti che rappresentano il sacrificio dell’Esercito italiano in vent’anni di missioni in quelle terre. A ricordarli, il comandante delle truppe alpine, generale Claudio Berto, che ha rivolto un pensiero particolare al luogotenente Mauro Gigli morto esattamente dieci anni fa, nel luglio 2010, a Herat, durante il tentativo di disinnescare una bomba. La città di Udine ha salutato gli alpini in partenza con il “mandi” pronunciato dal sindaco Pietro Fontanini, mentre la preghiera dell’alpino letta dal cappellano militare don Albino D’Orlando e le note della Fanfara della Brigata alpina Julia hanno chiuso la cerimonia nella corte della caserma “Di Prampero”.

(LaPresse)

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