Il fantasma di Bidognetti torna sul Litorale, 5 arresti

Decreto di fermo per gli indagati: rispondono di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un rivenditore di moto d'acqua

CASTELVOLTURNO – Quello dei Bidognetti, sul Litorale, è un fantasma che resiste. L’immagine di Cicciotto ‘e mezzanotte è un incubo. E ciclicamente si ripresenta. Arresti e confische non sono riusciti a scacciarlo. Pochi giorni fa, secondo la Dda, è tornato a farsi vivo con la forma che più gli aggrada: l’estorsione. Cinque indagati, evocando il nome del boss (ergastolano) dei Casalesi, avrebbero tentato di spillare denaro ad un rivenditore di moto d’acqua. Ma ieri mattina, raggiunti da un decreto di fermo, sono stati ammanettati dai carabinieri del Reparto di Mondragone: si tratta di Francesco Barbato, 41enne, Francesco Sagliano, 39enne, entrambi di Giugliano in Campania, Antonio Cacciapuoti, 50enne di Villaricca, Pasquale Musciarella, 49enne, e Giovanni Arillo, 34enne, tutti e due di Castelvolturno. Sono accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Nell’ultima decade di giugno, ha ricostruito la procura, Arillo, elettricista, aveva raccontato alla vittima che “il nuovo referente del clan Bidognetti, Francesco Barbato, era suo amico e che si era circondato da gente pericolosa”. Il 34enne e il commerciante si conoscevano. Era stato lui, mesi prima, ad installargli nel negozio l’impianto di videosorveglianza. Tra loro c’era confidenza. Nel dargli quelle informazioni su Barbato, gli chiarì, ha sostenuto la Dda, che “da quel momento le cose sarebbero cambiate e che tutti dovevano pagare”. In sostanza, Arillo, stando alla tesi degli inquirenti, stava preparando il terreno alla richiesta di pizzo. Gli preannunciò pure una ‘visita’ del presunto neo-bidognettiano. E dal rivenditore di moto d’acqua, dice la Dda, si recarono Barbato, Musciarella e Sagliano. Non per fare acquisti. Pretesero denaro. Ma, brandendo una mazza e urlando che mai avrebbe tolto qualcosa alla sua famiglia per darlo a loro, si rifiutò i consegnarglielo. Barbato e Sagliano, sempre annunciati da Arillo, sono tornati alla carica lunedì scorso (questa volta supportati da Cacciapuoti e non da Musciarella): la procura nel decreto di fermo scrive che hanno minacciato il commerciante con una semiautomatica. E dinanzi all’ennesimo rifiuto per convincerlo a pagare lo hanno colpito ripetutamente alla testa e al collo.

La pericolosità del gruppo probabilmente ha spinto il team di magistrati, coordinato dal procuratore Giovanni Melillo, ad ordinare l’arresto dei 5.

Il fermo della Dda adesso dovrà passare al vaglio del tribunale di Napoli per l’eventuale convalida. Nel collegio difensivo gli avvocati Ferdinando Letizia e Finizio Di Tommaso.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome