Michele Zagaria si dà per pazzo

Ha presentato l’istanza di differimento facoltativo dell’isolamento diurno per infermità psichica

Caserta - 7 dicembre 2011- arrestato il super latitante Michele Zagaria boss del casalesi.

CASAPESENNA – Si è lamentato nelle udienze. Ha fatto sceneggiate, gridato e raccontato ‘pressioni’ che avrebbe ricevuto per costringerlo a collaborare con la giustizia. Michele Zagaria ai giudici, negli ultimi anni, ha continuato a dire che il suo è un regime carcerario disumano. E per cercare di alleggerirlo ha presentato due ricorsi in Cassazione: chiede lo stop all’isolamento diurno. In uno, attraverso gli avvocati Piera Farina e Valerio Vianello Accorretti ha avanzato una motivazione ‘tecnica’, nell’altro, sintetizzando, si è dato per pazzo. Entrambi, però, sono stati bocciati.

Il boss che ha ucciso e ordinato omicidi, commissionato estorsioni e programmato investimenti all’estero e in mezza Italia (il tutto resistendo ad una latitanza lunga 16 anni), ora vuole apparire debole: forse il suo è un atteggiamento figlio di una strategia. Magari vuole richiamare attenzione, mischiare le carte, creare confusione. Per la Dda, intanto, è certo che dal 41 bis, dove è ristretto dal 2011, ha continuato (almeno fino al 2018) a dettare la linea al suo clan. E per tale ragione bisogna tenere massima l’attenzione sul personaggio. Evitare di concedergli margini di movimento.

Il primo ricorso era contro la decisione del tribunale di S. Maria Capua Vetere datata 19 aprile 2019. Zagaria chiedeva la fungibilità “tra il periodo patito in isolamento durante il regime detentivo speciale e la frazione detentiva che gli era stata applicata a titolo di isolamento diurno”. L’istanza faceva riferimento alla sanzione (di 6 mesi) decisa dal palazzo di giustizia a seguito della pena all’ergastolo inflittagli dalla Corte di assise di appello di Roma divenuta irrevocabile nel 2013. Voleva che quel tempo venisse considerato già scontato considerando quello passato al 41 bis tra il dicembre del 2014 e l’ottobre 2015. In soldoni, i suoi legali chiedevano di “detrarre dal regime dell’isolamento diurno i periodi di isolamento sofferti dal ricorrente nel vigore del regime detentivo speciale”. La Suprema Corte ha risposto picche spiegando che il regime differenziato del 41 bis “si caratterizza per una sua autonoma fisionomia sistematica che non ne consente la riconducibilità né alla categoria delle pene, principali e accessorie, né alla categorie delle misure di prevenzione personale”. Insomma, il 41 bis riguarda le modalità di esecuzione della pena, l’isolamento diurno ‘post ergastolo’, invece, è “una vera e propria sanzione penale”. Per tale ragione non può esserci fungibilità. La decisione è stata presa lo scorso 9 giugno, le motivazioni sono state pubblicate ad inizio settimane.

Con un secondo ricorso, invece, si era appellato alla decisione del tribunale di Sorveglianza di Trieste che rigettava “l’istanza di differimento facoltativo dell’isolamento diurno per infermità psichica”. Brutalizzando, si è dato per pazzo. Aveva sostenuto che le sue condizioni di salute non gli consentivano di poter scontare i 6 mesi di isolamento diurno a corredo dell’ergastolo che gli era stato inflitto per associazione mafiosa, concorso in omicidio aggravato da sequestro di persona.

Il tribunale di Trieste però aveva sostenuto che “le patologie psichiatriche da cui risultava affetto Zagaria non erano incompatibili con il regime al quale era sottoposto a Tolmezzo”. Le carte che aveva mostrato il detenuto riguardavano soltanto la presenza “di uno stato di ansia e sofferenze contingenti”. La Cassazione, però, non è entrata nel merito del tema “per sopravvenuta carenza di interesse”.
L’isolamento è ‘scaduto’ il 3 settembre dell’anno scorso “in epoca antecedente a quella dell’udienza in cui è stato trattato il procedimento celebratasi il 19 marzo”.

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