Lettera bloccata al boss Panaro. I giudici: contiene messaggi criptici

L’aveva spedita nel 2019. Era indirizzata al fratello Nicola

Nicola Baldieri/Lapresse - Cronaca Casal di Principe (Caserta) - Italia Vasta operazione contro la fazione Schiavone del clan dei Casalesi

CASAL DI PRINCIPE (Giuseppe Tallino) – Gli aveva scritto. Sebastiano Panaro Camardone, nipote del capoclan Francesco Sandokan Schiavone, dal 41 bis aveva indirizzato una lettera al fratello Nicola Panaro, suo familiare. Ma la missiva, nel febbraio del 2019, è stata bloccata. Al destinatario, per volontà del tribunale di Sorveglianza di L’Aquila, non è mai arrivata. Troppi sospetti. E così l’ergastolano dei Casalesi contro quella decisione aveva presentato ricorso in Cassazione. Ma pure la Suprema Corte gli ha risposto picche: non può passare.

Il legale del boss, nell’istanza, aveva chiesto di sbloccarla evidenziando un “difetto di motivazione” nella scelta della Sorveglianza di fermare la lettera. Gli Ermellini hanno avuto tutt’altra impressione: hanno sostenuto che il verdetto dei loro colleghi era giusto. Perché nello scritto sono stati riscontrati “elementi concreti” che hanno fatto “ragionevolmente dubitare che il contenuto effettivo della missiva” non era semplicemente quello che appariva dalla semplice lettura. Nascondeva altro. C’era un secondo livello, dicono.
Il tribunale abruzzese, ha aggiunto la Cassazione, nel suo ‘no’ “non si è limitato ad affermazioni generiche, che lasciano trasparire il semplice sospetto sul reale contenuto della missiva trattenuta, ma ha evidenziato e analizzato le anomalie della missiva stessa che conteneva il riferimento a strade, ubicazioni, certificazioni anagrafiche”. Si tratta di temi, ha messo nero su bianco la Suprema Corte, “che lasciavano presupporre che, in realtà, si volevano veicolare messaggi criptici”.

Nella lettera, in base a quanto abbiamo appreso, chiedeva al fratello di incaricare un tecnico per misure delle distanze tra la sua abitazione e il luogo dove avvenne l’omicidio del postino Giuseppe Quadrano, cugino dell’omonimo collaboratore di giustizia.
La missiva venne inviata mentre il processo per quel delitto era ancora in corso: Panaro, in Appello, per l’assassinio di Quadrano, è stato condannato a 30 anni di reclusione (pende ricorso in Casaszione). Camardone, però, ha sulle spalle già due ergastoli. La prospettiva di tornare in libertà per lui, in sostanza, è nulla.

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