Ue, l’accordo divide il centrodestra. Meloni-Cav plaudono Conte, Salvini picchia duro

Foto Valerio Portelli / LaPresse in foto Matteo Salvini

ROMA – Il negoziato europeo crea una crepa nel centrodestra. È evidente, a occhio nudo, la differenza nei commenti di Matteo Salvini, estremamente negativo, e quelli dei suoi alleati, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che plaudono all’esito della trattativa su Next Generation Eu, riconoscendo addirittura al premier di aver portato a casa un successo importante. Del resto, all’Italia andranno 209 dei 750 miliardi, un bel colpo visto come si erano messe le cose nel fine settimana. Infatti Meloni riconosce al capo del governo di essere “uscito in piedi”, anche se “poteva andare meglio”.

Il presidente di FdI guarda più alla sostanza che alla forma, ammettendo di aver sempre tifato per il nostro Paese, pur senza lesinare critiche al compromesso: “Riconosciamo al presidente del Consiglio di essersi battuto per contrastare le pretese egoistiche dei Paesi nordici, ma il risultato finale purtroppo non è quello che speravamo”. Quello che proprio non va giù all’esponente della destra italiana è di aver concesso “al Rutte di turno” di avere a disposizione uno strumento come il “superfreno di emergenza”. Meloni lamenta: “Non si chiama diritto di veto, ma funzionerà allo stesso modo”. Esulta anche il Cavaliere, che pur rimarcando che si tratta di un compromesso, esprime comunque un giudizio positivo: “Toglie argomenti ai nemici dell’Europa”. Ovvero i sovranisti, che rappresentano “un pericolo per l’Europa”, secondo la visione del presidente di FI.

Toni e parole cambiano diametralmente, invece, quando è Salvini a esprimersi. Il segretario della Lega vede tutto nero: “E’ una resa mani e piedi senza condizioni”. Il punto su cui batte è che i soldi in arrivo dall’Ue “non sono un regalo per nessuno, è un prestito”, peraltro condizionato – dice l’ex ministro dell’Interno – al fatto che “si torni alla legge Fornero e si metta una patrimoniale”. Per il leader del Carroccio, dunque, si tratta di “una fregatura grossa come una casa che si intravede in fondo al tunnel”. Il banco di prova per testare l’unità del centrodestra sarà il piano di riforme che l’Italia dovrà presentare entro l’autunno in Europa. Le opposizioni aspettano che Conte faccia il primo passo e li chiami per aprire il dialogo, anche se – almeno su quello il fronte è compatto – nutrono poche speranze che possa portare lontano. Nonostante il mini-armistizio post Consiglio europeo. (LaPresse)

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