Juve, Sarri fa pretattica: “Scudetto? Essere vicini non basta”

Foto Fayez Nureldine / AFP In foto Maurizio Sarri

TORINO – La meta è vicina, ma Maurizio Sarri non vuole sentire ancora parlare di scudetto. Ai bianconeri mancano quattro punti – forse anche meno nel caso in cui l’Inter non dovesse fare bottino pieno da qui a fine campionato – per festeggiare il nono tricolore di fila, ma il tecnico della Juventus non si lascia andare a entusiasmi e distrazioni e rimane concentrato sull’obiettivo. “In questo momento fare punti è difficile e faticoso, bisogna rimanere con la testa sulle singole partite”, ha esordito in conferenza stampa il ‘Comandante’, a un passo dal conquistare il suo primo scudetto.

Il prossimo ostacolo è rappresentato dall’Udinese di Gotti, sulla buona strada per conquistare il pass per la salvezza. “E’ una squadra fisica e mi sembra che stia abbastanza bene. Vedendo le ultime 4-5 partite ha sempre fatto buone prestazioni dando la sensazione di arrivare alla fine piuttosto bene a differenza di altre squadre – ha evidenziato a proposito dell’avversario – “Bisogna essere molto attenti a preparare questa gara, per quanto la si possa preparare in tre giorni. E’ una partita difficile”.

Il refrain di Sarri (“essere vicini a un obiettivo non significa assolutamente niente”) rimane lo stesso dell’ultima settimana, così come il gesto scaramantico a cui si lascia andare una volta sentita la parola ‘scudetto’. E in merito alle tante critiche ricevute nell’ultimo periodo, l’ex allenatore del Napoli replica con la sua consueta schiettezza. “Probabilmente sto sui coglioni a qualcuno…Non lo so, mi interessa relativamente. Quelle giornalistiche sono opinioni. E mi interessa relativamente leggere opinioni di altre persone su una materia in cui penso di saperne di più – ha sottolineando difendendo il suo credo – Poi magari può darsi che mi sbagli, ma so benissimo tutte le difficoltà che incontriamo giornalimente, penso di avere tutti i dati a disposizione per saperne di più di chi esprime una opinione, che ritengo legittima ma mi interessa fino a un certo punto”.

Uno dei meriti del tecnico bianconero è quello di aver trovato gli ingredienti giusti per far coesistere il ‘Dybaldo’, che ha trascinato a suon di gol la Vecchia Signora post lockdown. Ma il diretto interessato minimizza. “La difficoltà nella convivenza tra due giocatori di così alto livello faccio fatica a vederla – ha ammesso – Ci possono essere dei momenti della partita in cui non copriamo benissimo l’area di rigore, ma tutto è compensato dalla forza individuale di questi grandi giocatori. Parliamo di due che hanno fatto in coppia 51 gol, sono due calciatori di livello mondiale”. Difficile pensare che restino fuori contro i friulani, anche perché Gonzalo Higuain (“fino a ieri era nelle mani dei dottori, così come Chiellini”) non è ancora al meglio.

Lasciare poi in panchina il portoghese, a caccia della Scarpa d’Oro e protagonista di un testa a testa con Ciro Immobile per il titolo di capocannoniere, in questa fase pare un’eresia. “Mi ha detto che si sente benissimo. In questo momento è uno dei giocatori con una grandissima capacità di recupero, ma penso che questo faccia parte del suo Dna – ha sottolineato – Ha capacità non comuni. Forse uno che vive di motivazioni così forti riesce ad ad andare oltre la fatica in maniera estremamente naturale. E’ un fuoriclasse nella testa oltre che nei piedi”.

Se l’attacco anti-Udinese sembra fatto (Bernardeschi di rientro dalla squalifica completerà il tridente) per gli altri due reparti non si escludono sorprese, come avvenuto nelle ultime uscite. Di certo non ci sarà Leonardo Bonucci, squalificato, assenza che spalanca le porte a Daniele Rugani per una maglia da titolare. “Se finora ha giocato poco, la responsabilità è mia – ha evidenziato – Non ha responsabilità per quel quarto d’ora a Milano, è stato coinvolto in un crollo di squadra”. La stessa che si appresta a cucirsi sul petto il nono tricolore di fila. Nonostante la pretattica e la scaramanzia sarriana. (LaPresse)

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