Editoria, regalo del governo giallorosso agli Agnelli (coi soldi pubblici)

Palazzo Chigi - Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla presentazione della nuova Fiat 500 elettrica
Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 03-07-2020 Roma, Italia Politica Palazzo Chigi - Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla presentazione della nuova Fiat 500 elettrica.Nella foto: John Elkann, Giuseppe ConteDISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Il decreto “Rilancio” (degli Agnelli e di Caltagirone)

E’ il solito schifo. Dal governo giallorosso altri soldi a go-go ai soliti noti: i grandi editori-“prenditori” italiani, titolari del potere vero, naturalmente a spese dei contribuenti. L’ultima vergogna è il decreto “Rilancio”, “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”, appena diventato legge.

Presentazione della nuova Fiat 500 elettrica al Presidente del Consiglio Conte
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 03-07-2020 Roma Politica Palazzo Chigi – Presentazione della nuova Fiat 500 elettrica al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte Nella foto Oliver Francois, John Elkann, Giuseppe Conte, Pietro Gorlier Photo Roberto Monaldo / LaPresse 03-07-2020 Rome (Italy) Chigi palace – Presentation of the new electric Fiat 500 to the Prime Minister Giuseppe Conte In the pic Oliver Francois, John Elkann, Giuseppe Conte, Pietro Gorlier

Rubare ai poveri per dare ai ricchi

Il fondo per il pluralismo dell’informazione, sulla carta destinato al finanziamento delle piccole iniziative editoriali, viene letteralmente saccheggiato a vantaggio dei proprietari dei quotidiani Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, Mattino e Messaggero. E quindi della famiglia Agnelli, di Urbano Cairo e del palazzinaro romano Francesco Gaetano Caltagirone.

Crimi e Martella, l’informazione libera dalla padella alla brace

Responsabile di questo colpo di grazia alla libertà di pensiero e al pluralismo dell’informazione, questa volta, non è l’impalpabile grillino Vito Crimi, che pure da sottosegretario all’editoria aveva dimostrato di essere completamente genuflesso ai boss dell’informazione in conflitto di interessi permanente, ma il suo successore Andrea Martella. Uno che fin qui, con le sue parole, aveva acceso le speranze dei giornalisti liberi riuniti in cooperative.

Il fondo ridotto a bancomat dei miliardari

Parlava della necessità di salvare il finanziamento pubblico ai giornali indipendenti e il fondo per il pluralismo, Martella. Ora si capisce perché. Con la scusa della pandemia ne ha praticamente fatto un bancomat per chi di soldi ne ha già fin troppi. Come spiega la testata Editoria.tv, infatti, a proposito della nuova legge, “gli articoli di interesse sono dodici e di questi sei prevedono uno specifico stanziamento che trova sempre copertura nel Fondo per il pluralismo per l’editoria che, a questo punto, appare inadeguato a sostenere le diverse finalità per il quale è stato istituito”.

© Marco Merlini / LaPresse 20-05-2008 Roma Politica Ministero delle Infrastrutture e trasporti – Il ministro Altero Matteoli incontra il ministro ombra Andrea Martella Nella foto Andrea Martella

I piccoli giornali esclusi dal loro stesso fondo

Poi si passa all’analisi degli articoli della nuova legge che introducono gli “aiuti” per Agnelli e soci: “L’articolo 186 modifica il credito d’imposta sulla pubblicità previsto dall’articolo 57 bis del decreto-legge 24 aprile 2017. L’ulteriore stanziamento previsto è pari a 32,5 milioni di euro. L’articolo 187 modifica la percentuale di forfettizzazione delle rese dei giornali incrementandola al 95 per cento dall’80 per cento. Lo stanziamento previsto è pari a 13 milioni di euro. L’articolo 188 introduce un credito d’imposta per gli acquisiti di carta effettuati nel 2019 in ragione dell’8 per cento dei costi sostenuti. Lo stanziamento previsto è pari a 24 milioni di euro. L’articolo 190 introduce un credito d’imposta per gli acquisiti di servizi digitali effettuati nel 2019 in ragione del 30 per cento dei costi sostenuti. Lo stanziamento previsto è pari a 8 milioni di euro”.

Nomi e cognomi: chi è responsabile della morte del pluralismo

Da queste ultime due misure, naturalmente, sono escluse proprio le imprese che beneficiano dei contributi per l’editoria. In parole povere, il governo di Giuseppe Conte e Rocco Casalino ha deciso effettivamente di sconfiggere la povertà. Eliminando fisicamente i poveri e consentendo ai pochi ricchi di prosperare a spese dei contribuenti. Con il placet di Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Nicola Zingaretti. Non contenti di aver già concesso agli Agnelli prestiti a interessi zero per più di 6 miliardi di euro, adesso li “aiutano” a uscire dall’emergenza Covid con i soldi dei giornali liberi.

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