Acque reflue, Caserta maglia nera

Litorale domizio flagellato da depuratori non funzionanti e Regi Lagni

© LaPresse-Angelo Carconi

NAPOLI (Roberto Della Rocca)– Lascia poco spazio all’immaginazione il censimento degli scarichi costieri elaborato dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente della Campania. Un database esaustivo sugli scarichi in mare elaborato sfruttando Google Maps. Un modo per controllare costantemente lo stato di salute del nostro mare. Il database georeferenziato, curato dalla UO Mare dell’Agenzia diretta da Lucio De Maio, con il coordinamento del referente tematico Elena Piscitelli e il supporto dei dipartimenti delle province costiere, contiene sia la localizzazione che la caratterizzazione degli scarichi. Dieci le categorie di scarichi segnalate con dieci colori, dal grigio al rosso per indicare livelli di impatto ambientale crescente. Basta uno sguardo alla mappa, disponibile sul sito dell’agenzia, per capire che tra le coste campane, il litorale domitio è quello che dovrebbe preoccupare di più. Nel tratto casertano 11 scarichi su 19 hanno il colore dell’emergenza, mentre a Napoli e Salerno la situazione è differente con poche situazioni emergenziali.

Nel mirino dell’agenzia, in provincia di Caserta, vengono segnalati lo scarico in località Pietre Bianche, nel tratto costiero del comune di Sessa Aurunca; il canale D’Auria/San Limato, nel comune di Mondragone; un impianto di depurazione in località Doccia, a Cellole; gli scarichi privi di depurazione di un depuratore biologico di fanghi attivi nei pressi di Baia Azzurra; la foce del Rio Le Fumarelle a Mondragone dove vengono immessi in mare gli scarichi da acque reflue non depurate; gli scarichi del depuratore comunale in località Stercolilli e la foce del Torrente Savone; le foci dell’Agnena, quella del fiume Volturno e quella, infine, dei famigerati regi lagni che trasporta acque non depurate dalle zone industriali di Nola, Napoli e dell’agro aversano oltre che nelle zone industriali tra le province di Napoli e Caserta. In provincia di Napoli la situazione più grave interessa soprattutto il comune capoluogo dove vengono segnalate in rosso quasi tutti i canali di scolo cittadino che immettono acqua inquinata nel porto di Napoli. Segnalati dall’Arpac sono, infatti, gli scarichi fognari Marchese Campodisola, quelli di via Duomo, di Sant’Erasmo, oltre ai canali di drenaggio di Porta di Massa, al canale Sperone e ai collettori pluviali urbani. Critica la situazione anche per gli scarichi del quartiere di San Giovanni a Teduccio (collettore Vigliena, scarico di fondo Cunicolo Sottoservizi e le foci pluviali Garibaldi e Corradini oltre al collettore di Volla e al canale San Nicandro).

Problemi di scarichi inquinanti anche nel salernitano, seppure in misura minore, dove l’Arpac segnala la condotte sottomarine prive di depurazione a Maiori ed Erchie, così come il tubo di scarico di via Lungomare, a Castellabate, le vasche di sedimentazione a Marina di Camerota e le condotte sottomarine a San Giovanni a Piro. “Si tratta di un lavoro – spiega il direttore generale Arpac Stefano Sorvino – che ha una finalità non soltanto conoscitiva. In un’ottica di collaborazione tra enti, la mappatura degli scarichi permette di risalire più agevolmente alle possibili cause di contaminazione e di intervenire rapidamente per superarle”.

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