Un sordido mestiere

Vincenzo D'Anna, ex parlamentare

Chi ha avuto il piacere di conoscere la scuola di pensiero degli esistenzialisti francesi, leggendo Sartre, Cocteau, Camus, è cosciente che l’esistenza precede l’essenza. In parole povere, la libertà è in grado di modificare l’agire di ciascun individuo che acquisisce in tal modo la possibilità di autodeterminarsi. Basterebbe questo per spiegare che non esiste sistema politico o sociale organizzato dall’uomo che possa essere rappresentato come certamente immune dalla immoralità oppure, viceversa, improntato sicuramente alla virtù.

Albert Camus, Nobel per la letteratura nel 1957, tradusse quel pensiero filosofico nella sua vasta opera letteraria nella quale primeggia “Il mito di Sisifo”. Definì Sisifo, e quindi l’uomo, un eroe assurdo , capace di vivere la propria vita liberamente, adempiere ai propri doveri sociali e politici, tra questi combattere il potere oppressivo dei regimi illiberali, pur avendo consapevolezza che, per la brevità della propria esistenza e l’inutilità dei propri sforzi, non è capace di cambiare il mondo.

Un lungo preambolo quello, che ho inteso fare, per evitare di cadere nella vecchia e stantia diatriba tra innocentisti e colpevolisti sul caso che vede coinvolto il Governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Comunque si svilupperà in seguito la vicenda e qualunque sarà l’esito giudiziario, il fatto è da considerare grave in sé per sé. La Lombardia è la regione italiana più ricca e dinamica con reddito pro capite a doppia cifra e modello organizzativo efficiente ed in attivo. Insomma, un termine di paragone per tutte le altre regioni. Di grande pregio sono l’apparato industriale e il sistema sanitario regionale che incassa, solo dalla Regione Campania, circa 300 milioni di euro all’anno per la mobilità sanitaria.

Da questo modello di buon governo viene, purtroppo, un ulteriore esempio negativo sul piano morale, un nuovo scandalo che scuoterà alle radici la Lega tra le cui fila milita il Governatore Fontana. Insomma, Salvini e la Lega corrono il rischio di emulare Bettino Craxi ed il PSI allorquando fu scoperchiato il regime di diffusa corruzione e di collusione tra il mondo imprenditoriale e l’intera classe politica. Pur nella graduazione delle responsabilità di persone e partiti politici, ed alla luce della reale dimensione dei fatti corruttivi per quelli che si sono realmente rivelati nel corso degli anni, appare chiaro che l’immoralità è ancora una cifra distintiva nella pubblica amministrazione, anche in quella ritenuta efficiente.

L’immoralita’ non è un elemento che caratterizza uno specifico partito, anche se la canea politico-giudiziaria tenterà di addossarla solo al partito di Salvini per denigrarne l’immagine. Si tratta invece del rapporto perverso che insorge tra coloro che gestiscono il potere decisionale e la possibilità di cedere alla tentazione di arricchirsi, oppure di far prevalere il familismo amorale favorendo parenti, amici e clienti.

In questo caso siamo al cospetto di una negazione dell’esistenzialismo, l’essenza prende il sopravvento sull’esistenza, l’uomo al cospetto del potere trascura i principi etici e lascia prevalere l’essenza dell’egoismo e l’ebrezza del potere. Al Nord come al Sud.
Nel Mezzogiorno d’Italia la corruttela è certo più diffusa, anche se di dimensioni ridotte e parcellizzate rispetto al Nord, ove si delinque anche attraverso il conflitto di interessi. Una società emancipata ed industrializzata vede molti imprenditori a contatto col potere politico. Se il politico stesso è imprenditore, la possibilità che profitti dello status e del ruolo che interpreta è di gran lunga maggiore. Insomma, non una corruzione vera e propria tendente a frodare lo Stato tout court, ma ad avvantaggiarsi della situazione lucrando sulla situazione stessa, in termini di esclusività nelle forniture. Sarebbero fin troppo banali, in questo momento, i paralleli ingenerosi tra regioni efficienti del Nord e regioni canaglia del Sud.

Spesso a quelli che hanno in mano la cosa pubblica mancano i presupposti etici e culturali di un impegno di Governo. Si impone, quindi, non una nuova ventata moralistico-giudiziaria, con gogne e manette, ma una nuova stagione politica per risolvere alla radice il problema della corretta amministrazione. I partiti politici siano enti di diritto pubblico, controllati e finanziati da una Authority indipendente che vegli sui criteri democratici di selezione della classe dirigente, che in seguito sarà classe di governo.
La politica deve tornare alle liturgie democratiche, alle assemblee elettive, ai dibattiti culturali, alle adesioni convinte e sincere. Senza tutto ciò non ci sarà moralizzazione politica in questa nazione. Leo Valiani, giornalista, storico e senatore a vita, asseriva che quando la politica perde ogni riferimento morale non può che diventare un sordido mestiere.

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