Dl Agosto, più risorse per le automotive. Ma la tenuta della maggioranza resta un’incognita

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse Nella foto esterno di Palazzo Chigi

ROMA – Con la crisi che morde le caviglie, c’è solo una cosa da non sbagliare: i tempi. Dopo le polemiche sul decreto di aprile, arrivato poi a maggio, lo hanno capito dalle parti di Palazzo Chigi, che infatti spinge sull’acceleratore per portare il decreto economico di agosto, quello che dovrà destinare i 25 miliardi del nuovo scostamento di bilancio, entro la prossima settimana in Consiglio dei ministri. Ma la strada è il salita, perché le richieste piombate sui tavoli di Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri sono tantissime e non tutte troveranno spazio nel prossimo provvedimento.

L’obiettivo del governo, oltre alla conferma delle misure per dare sostegno a chi è stato colpito maggiormente dalla crisi Covid, è quella di iniettare nel sistema risorse utili alla ripresa di comparti trainanti, come l’automotive. La conferma arriva direttamente dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli: “Di fronte alla crisi del settore non poteva mancare la risposta del governo”. Non mancheranno, però, le norme sul lavoro, anche se con qualche modifica significativa al sistema della Cassa integrazione in deroga, per evitare i cosiddetti ‘furbetti della Cig’. Al riguardo, la posizione del vice segretario dem, Andrea Orlando, è inequivocabile: “Chi l’ha utilizzata facendo lavorare in nero i dipendenti ha rubato e ha tolto risorse a chi ne aveva più bisogno. Spero siano sanzionati come meritano”.

La stretta arriverà con il nuovo decreto. Di contro, ci saranno anche gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato, con uno stop alle tasse di almeno 6 mesi. Inoltre, la ministra Nunzia Catalfo annuncia che “sarà potenziato” il Fondo nuove competenze introdotto con il decreto Rilancio, perché le parole d’ordine del ventunesimo secolo dovranno essere formazione e competenza. Il decreto Agosto sarà anche la prova del nove per capire se gli effetti del caos dovuto al rinnovo delle commissioni parlamentari ha lasciato crepe insanabili nella maggioranza.

La delusione è ancora forte, soprattutto nel M5S, che si leccano le ferite meditando ‘rivoluzioni’ al proprio interno. Buona parte delle truppe pentastellate ha giudicato “debole” l’operato di direttivi e capo politico nell’ultima partita con gli alleati. Ecco perché, pur non volendo mandare in fumo la legislatura, ora chiedono di avere leadership più forti, alla Camera come al Senato e alla guida del Movimento.

La paura è che lasciare tutto com’è ora risulterà controproducente quando in Parlamento si aprirà la discussione sulle risorse Ue, in particolare sul Meccanismo europeo di stabilità. Per dirla con le parole di un deputato della vecchia guardia, “il rischio è che l’appiattimento sulle posizioni di Pd e Iv ci porterà a dover ingoiare il Mes in nome della tenuta del governo. E magari coi voti di Forza Italia. Francamente troppo”. Si prospetta un’estate politica da ‘bollino nero’. (LaPresse)

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