Inchiesta sul centro commerciale, Balivo ‘si confessa’ alla Dda

“Zagaria mi chiese di convincere mio fratello a lasciare il Jambo”

TRENTOLA DUCENTA – Che Michele Zagaria sia entrato a gamba tesa nell’affare Jambo lo dice, ora, pure Gaetano Balivo. L’imprenditore 59enne, il 15 ottobre del 2019, a Napoli, negli uffici della procura, ha incontrato il pm Maurizio Giordano. “Sono qui – ha detto al magistrato – perché sento il bisogno morale di raccontarvi un fatto. Per me è un fardello”.

Un rapporto difficile

Nel corso dell’interrogatorio, Balivo ha parlato delle pressioni che il boss di Casapesenna avrebbe esercitato sul fratello Salvatore per convincerlo a vendere le quote della Cis Meridionale, la società che, insieme ad Alessandro Falco, gestiva il centro commerciale (ora è diretta da un amministratore giudiziario). Nel 1996, ha riferito al pm, proprio Falco aveva comprato un terreno di circa 4mila metri quadrati, confinante con la struttura, a titolo personale. “Salvatore – ha chiarito il 59enne – cominciò a sospettare che quell’operazione di acquisto fosse il preludio per uno sua ‘fuoriuscita’ dalla società. Mio fratello me lo raccontò perché io e lui siamo molto uniti, anche se non siamo mai stati soci in attività imprenditoriali, ad accezione degli immobili in via Atellana ad Aversa, facenti capo alla cooperativa Mari. Io gli dissi di guardarsi bene gli affari e di contare sul nostro appoggio”. La relazione tra Falco e Salvatore Balivo, ha aggiunto Gaetano, nel giro di pochi mesi “andò deteriorandosi”. Non condividevano più le scelte strategiche e uno voleva rilevare la quota dell’altro.

La visita di Dario De Simone

Il primo a cercare di convincere Salvatore a lasciare l’azienda, ha sostenuto il 59enne, fu il boss Dario De Simone (dal 1997 collaboratore di giustizia). “Una volta venne a casa di mio fratello Silvestro chiedendo di poter parlare con Salvatore, cosa che poi effettivamente fece, con il proposito di convincerlo ad uscire dalla società a beneficio di Falco. Ma Salvatore insisteva nel mantenete la sua posizione”.

L’incontro con Zagaria

Ed è qui che sarebbe entrato in gioco il capoclan di Casapesenna. “Fui convocato da Michele Zagaria per il tramite di Maurizio Capoluongo. Era la prima volta che lo incontrai. Mi chiese se io fossi socio di mio fratello nella Cis Meridionale. Alla risposta negativa – ha proseguito Balivo – mi disse di intercedere presso di lui per convincerlo ad uscire dalla società. Mi diede un nuovo appuntamento a distanza di 15 giorni”.

Il 59enne, stando al suo raccontò, riuscì a persuadere il germano: “Non c’erano alternative. Subire la minaccia di Zagaria, lasciando l’azienda, o non subirla pagandone le conseguenze, mettendo in pericolo tutto il nucleo familiare. Salvatore – ha spiegato Balivo al pm – decise di venire incontro alla famiglia. Era pronto ad accettare la proposta di liquidazione di un miliardo e 800 milioni di vecchie lire. Ma non avrebbe presenziato al rogito in quanto non avrebbe voluto incontrare Falco”.

I conti del capoclan

Il 59enne, incassato l’ok dal germano, tornò da Zagaria. “Fui accompagnato a San Cipriano da Ernesto De Luca. Mi colpì il fatto che quando gli comunicai l’importo che Salvatore rivendicava, il boss tirò fuori una specie di lista, scritta a penna, nella quale vi erano segnate tutte le spese che mio fratello aveva fatto all’interno del Jambo e di cui era debitore nei confronti della società. Zagaria mi disse che ammontavano a 300 milioni di lire e che la quota da liquidare sarebbe stata di un miliardo e mezzo”. Il capoclan sarebbe stato talmente intraneo al business da avere nelle disponibilità i movimenti finanziari che aveva fatto uno dei due soci ufficiali dell’azienda. “Da questo momento – ha affermato Gaetano Balivo – mio fratello esce dalla Cis. Ci tengo ad aggiungere di aver incontrato Michele Zagaria solo in tre occasioni, due delle quali nel 1997 e la terza nel 2003”.

Il verbale depositato nel processo a Falco

Le informazioni che Gaetano Balivo ha dato al pm Maurizio Giordano sono state acquisite dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere che sta giudicando (con rito ordinario) l’imprenditore Alessandro Falco per associazione mafiosa. A trascinarlo a giudizio è stata l’inchiesta sul centro commerciale Jambo. L’imputato, secondo l’accusa, avrebbe permesso al boss di investire i suoi capitali, frutto di estorsioni, omicidi e appalti manipolati, nel centro commerciale di Trentola Ducenta. A giudizio, con Falco, ci sono pure Nicola Picone e gli ex sindaci Michele Griffo e Nicola Pagano: i tre rispondono di concorso esterno al clan dei Casalesi. L’indagine su quella struttura, in realtà, ha trascinato davanti ai togati anche altri imputati (giudicati con rito abbreviato). E tra questi c’è pure Gaetano Balivo. Il 59enne ha deciso di parlare con la Dda quando la Corte d’Appello lo aveva già condannato per la sua partecipazione al clan dei Casalesi. Qualche mese fa su tale verdetto si è pronunciata anche la Cassazione. Gli ‘Ermellini’ ne hanno stabilito l’annullamento con rinvio ad una nuova sezione della Corte partenopea. Balivo, assistito dal legale Giancarlo Biancardi, dovrà affrontare un ‘Appello bis’. Il fratello, Salvatore Balivo, non è coinvolto nei processi innescati dall’indagine sul Jambo.

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