Le donne liberali nella Resistenza

Ernesto Paolozzi, docente di Storia della Filosofia contemporanea presso l'università Suor Orsola Benincasa di Napoli

E’ già difficile far comprendere al demi-monde culturale italiano che ci fu una resistenza armata al fascismo da parte liberale, figuriamoci se la cosa riguarda molte donne liberali. Ci soccorre in questa gravosa e impervia fatica l’importante e originale volume di Rossella Pace, ‘Partigiane liberali’ – Organizzazione, cultura, guerra e azione civile (Rubbettino – Soveria Mannelli, 2020). La studiosa analizza, preliminarmente, quella che giustamente definisce una anomalia storiografica, ossia la sottovalutazione del ruolo dei liberali nell’opposizione clandestina al regime.

Soltanto dagli anni Novanta del secolo scorso, ci ricorda la Pace, si comincia a scalfire il muro storiografico eretto da una parte della sinistra che aveva egemonizzato, per così dire, la lotta al nazifascismo. Errore politico oltre che falso storico di cui ancora paghiamo le conseguenze. Recentemente è stato pubblicato il diario inedito del liberale e crociano Alfredo Parente che testimonia della partecipazione dei liberali all’organizzazione clandestina a Napoli sfociata nella partecipazione, sia pure numericamente marginale, alle Quattro giornate del settembre 1943. Rossella Pace ricostruisce l’organizzazione della rete liberale resistenziale nell’Italia settentrionale dove la lotta armata si fece cruenta e dolorosa. Nel volume si alternano pagine di interpretazione storiografica a pagine di indagine storica puntuale: l’autrice ricostruisce, documenti alla mano, storie particolari, inquadrandole sempre nel più ampio orizzonte della drammatica lotta di civiltà che si andava combattendo in quegli anni travagliati e gloriosi. Le partigiane liberali appartenevano all’aristocrazia e all’alta borghesia ed operarono in stretta collaborazione con le brigate partigiane di ispirazione liberale come la Franchi. Interpretarono ruoli diversi, e una di loro, Maria Giulia Cardini, come ricostruisce Rossella Pace, passò alla lotta armata con il ruolo di comandante. La provenienza sociale di queste coraggiose e, certe volte, eroiche donne mostra come ci sia sempre bisogno, nella lotta per la libertà e la dignità, di segmenti della società i più diversi, di una pluralità di ideali e comportamenti che formano il tessuto civile di una nazione. Ciò che oggi manca. Così dobbiamo un profondo tributo di gratitudine alle partigiane liberali e a Rossella Pace che le ha sottratte all’oblio della storia riconsegnandole ad un presente difficile, che ha bisogno di loro.

Fra i tanti spunti di riflessione, ho trovato molto convincente, oltre che amara, l’interpretazione dell’autrice secondo la quale parte della responsabilità per l’oggettiva censura di questa nobile storia si deve addebitare allo stesso partito liberale che, a differenza dei comunisti, non valorizzò (e, in certo qual modo, nascose) quel segmento della sua storia condannandosi ad un ruolo marginale. Grandi donne, dunque, coraggiose quanto sobrie e schive, ci racconta la Pace, Mimmina Brighetto, Giuliana Benzoni, Lavinia Taverna, Marcella Ubertalli, Cristina Casana, Nanda Mura, Maria Giulia Cardini. In appendice al volume l’autrice pubblica il diario di Virginia Minoletti Quarello, “Interno 10. Pagine di cospirazione genovese”. Un documento prezioso per il valore politico e umano che tramanda.

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