L’intervista. Cozzolino: “Dal Pd zero iniziativa politica, vorrei il dialogo De Luca-M5S”

Regionali, Amministrative, alleanze: il dem fa autocritica

NAPOLI – Far finta che vada tutto bene quando non è proprio così non è certo l’atteggiamento più saggio da tenere, specie quando si affronta una campagna elettorale. Lo sa bene Andrea Cozzolino, europarlamentare del Pd e politico di lungo corso. Che, non a caso, è il primo a fare autocritica nonostante i pronostici siano favorevoli al centrosinistra nella partita delle Regionali in Campania.

Onorevole, nonostante il vantaggio di De Luca sugli avversari, gli animi all’interno del Pd sono agitati. Diversi dirigenti del partito, ma anche alleati, hanno definito la coalizione un’ammucchiata. E’ d’accordo?

E’ un giudizio politico che comprendo, tuttavia il gruppo dirigente del Pd in questi mesi avrebbe dovuto mettere in campo un’iniziativa politica, pur nella legittima ricandidatura del presidente uscente, che invece è mancata.

Quali sono i limiti di una coalizione composta da una moltitudine di liste civiche?

Il consenso che si è raccolto intorno a De Luca porta al proliferare di liste che non esprimono civismo programmatico, ma sono espressione di posizioni politiche in alcuni casi riconducibili a nobili esperienze del passato, in altri pura e semplice ripetizione di esperienze personali. Il record di liste non trova sbocco su una posizione politica, per questo mi auguro che il presidente possa fare una selezione e disegnare un profilo coeso.

In sostanza cosa si aspetta che faccia De Luca per evitare di avere difficoltà a governare per i prossimi cinque anni vista la moltitudine di posizioni racchiuse in questa coalizione che è nata intorno ad un nome e non ad un progetto condiviso?

Man mano che arriviamo all’appuntamento elettorale spetterà al presidente sciogliere i nodi politici. Quali sono le proposte sul piano economico e sociale per il dopo lockdown? Cosa significherà questa forza sul piano politico per il Mezzogiorno, per la Regione e per il Pd? Sono temi politicamente aperti. Un interrogativo che De Luca dovrà sciogliere nelle prossime settimane per supplire al fatto che avremo una maggioranza variegata nata attorno al governatore e frutto del suo consenso.

Quale ruolo deve avere il Pd?

Il Pd, raccogliendo criticamente quanto accaduto in questi mesi, dovrà lavorare molto per spostare orientamenti, conquistare voti ed essere la principale forza della maggioranza. Dovrebbe svolgere il ruolo di stabilizzatore della maggioranza futura in consiglio regionale.

Potrebbe non essere il primo partito di maggioranza?

Io lo escludo, so che c’è un po’ di preoccupazione e che si lavora per rafforzare le liste. Saremo tutti in campo per dare una mano, ma non c’è dubbio che molto dipenderà dal profilo e dal linguaggio con cui parleremo con gli elettori e le elettrici per conquistare quel consenso che ci permetta di essere leader dell’ampia coalizione.

Molti esponenti del centrodestra che fino a ieri attaccavano De Luca adesso ne sono diventati grandi sostenitori. In caso di vittoria, c’è da fidarsi di una maggioranza di trasformisti?

E’ una domanda da fare ai protagonisti. Io mi limito a registrare che De Luca è riuscito a conquistare un tale consenso da spostare gli orientamenti e mettere in discussione storie e scelte che sembravano consolidate. Trovo che questo potrebbe essere un enorme problema rispetto allo scenario politico postcovid. L’idea che è tutto immutato che si può tornare alle modalità della politica che abbiamo conosciuto per anni in Campania è una pia illusione. Si possono vincere le elezioni, ma dovremo prepararci alla sfida della complessa ripresa con un modello di sviluppo tutto da immaginare. Se la maggioranza in consiglio regionale non si misura su questi temi rischia di essere ininfluente.

Caldoro ha intenzione di chiedere al governo di impedire ai presidenti delle regioni al voto, quindi anche della Campania, di esercitare poteri emergenziali poiché convinto che questo li avvantaggi in campagna elettorale. Lei che ne pensa?

Ho grande rispetto sul piano personale di Caldoro, ma la sua coalizione è confusa, incapace di prospettare una vera proposta politica di governo per la Campania. Capisco tutto, vedo Meloni e Salvini, che prima evocavano poteri assoluti, discettare sul tema dello stato di emergenza. Apprezzo questa vocazione democratica del centrodestra che, fino a qualche tempo fa, mi sfuggiva. Ma siamo dinanzi alla crisi più drammatica che il mondo abbia conosciuto. Francamente mi pare che De Luca, al netto di qualche uscita tipica della vulgata e del suo stile che a volte aiuta anche a recuperare il sorriso, gestisca le cose con un grande senso di responsabilità”.

Capoluoghi importanti come Napoli e Caserta l’anno prossimo rinnoveranno i consigli comunali. Come deve organizzarsi il Pd per essere quantomeno competitivo?

C’è prima l’importante triplice tappa da affrontare: Regionali, Amministrative in comuni importanti della provincia e poi c’è il referendum. C’è di che discutere. Per le elezioni dell’anno prossimo a Napoli e Caserta molto dipenderà dai prossimi mesi, dallo scenario nazionale e da quello locale. Bisognerà vedere se si consoliderà la maggioranza Conte e se l’asse M5S-PD si confermerà un’esperienza innovativa. Un passo alla volta, non serve precipitarsi adesso in uno scenario politico che muterà.

E’ possibilista rispetto ad un’alleanza alle Amministrative, eppure alle Regionali l’accordo con il M5S è saltato…

Si poteva e doveva porre il tema della ricandidatura di De Luca, ma senza impedire il dialogo col Movimento. Non averlo fatto è stato un errore del Partito Democratico. Guardo sempre con interesse al M5S che si è presentato negli anni come una grande forza che ha saputo raccogliere le speranze del popolo meridionale raggiungendo un risultato enorme e cancellando storie politiche come la nostra. Per noi serve una vera ricostruzione. Guardo a loro con attenzione anche per le modalità complesse con cui discutono al proprio interno, per come selezionano la classe dirigente. I grandi fatti politici si devono guardare con attenzione, anche il Pd deve farlo.

Cosa rende l’alleanza di governo con loro tanto complicata?

L’alleanza è faticosa, ma quale alleanza non lo è? La storia è disseminata di alleanze complicate e difficili, con cadute e riprese, figuriamoci con un Movimento giovane. Spetta a noi dialogare e discutere con ciò che si muove. Mi auguro che dopo la campagna elettorale, in Campania e si intensifichi il dialogo tra De Luca e 5 Stelle.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome