Uomo-donna, sveglia: il mondo si è evoluto

La popolare giornalista e conduttrice Daria Bignardi, su Vanity Fair, si produce in un consiglio venduto come pozione magica per la felicità delle donne. Il suo spazio settimanale sulla nota rivista è un invito alle donne a non fare niente durante le vacanze. Ne evidenzio alcuni dei passaggi che maggiormente mi hanno spiazzato. “Donne con famiglia che state per partire per le vacanze, attenzione perché ora vi do un consiglio che vi cambierà la vita: quest’anno, in casa, non fate un cazzo”. Poi: “Avete già dato durante il lockdown, e anche troppo avete già dato nella vita: almeno in queste vacanze post confinamento non fate niente”. Ancora: “Per una volta lasciate che ognuno − figli, marito − faccia quel che vuole. Vedrete che non muoiono se dormono fino all’una o si nutrono di latte e biscotti e toast in spiaggia per due settimane, anzi: ne saranno felici”. Secondo la Bignardi le case degli italiani sono una giungla eteropatriarcale. “Qualcuno ha da ridire sulle chiazze di dentifricio nel lavandino o i piatti nell’acquaio? Che pulisca. Hai voglia di zuppa di pesce? Cucinala. Fastidio per le briciole sotto il tavolo? Prendi la scopa”. Conclude un emozionante: “Questa non è una provocazione: è una ricetta magica”. Svilire così tutte e dico tutte le questioni legate alla difficoltà di essere donna in Italia, mi sento di dire, era complesso. L’Italia è 76sima nel mondo (su 145 Paesi per la precisione) per uguaglianza di genere, secondo il World Economic Forum. Si pensi che questi dati, riferiti all’anno 2019, vedono un crollo rispetto al 2015 dove il nostro Paese si piazzava al 41simo posto. Altri indicatori ci narrano di un’Italia in cui l’autonomia femminile è ancora ridotta all’osso, dove i divari salariali uomo-donna sono ancora evidenti e dove al terzo posto tra i tipi di violenze perpetrati sulle donne (secondo una stima di D.I.Re. Donne In Rete contro la Violenza) c’è quella ‘economica’, che prevale addirittura sullo stalking. Capisco la volontà della Bignardi di invitare le donne ad affrancarsi.

Ma il quadro in cui le contestualizza è già di per sé l’errore alla base, un ritratto estemporaneo di una civiltà che non è attualizzabile e, laddove sussistesse ancora, da estirpare come un cancro. Sembra di vedere scene da famiglia monoreddito del boom economico, al primo weekend d’agosto con le macchine Fiat con i portabagagli schiacciati sotto il peso di un trasloco verso la casa al mare, e la donna che sposta la sua routine dalla città alla località di mare. Dove prima spazzava polvere ora spazza sabbia. Cara Daria, quel mondo non esiste più. Esiste ancora una questione femminile, certo, ma è quella di cui parlavamo sopra. Esistono, invece, tantissime famiglie in cui l’uomo e la donna si rispettano e concorrono entrambi all’economia familiare (anche perché altrimenti non si può). In cui le faccende domestiche sono equamente divise, così come gli impegni riconducibili alla famiglia. In cui l’uomo cucina, spazza, lava il bagno, va ai colloqui coi docenti dei figli mentre la donna lavora. In cui entrambi, mamma e papà, o papà e papà, o mamma e mamma, anelano un attimo di riposo da estenuanti condizioni lavorative in cui la digitalizzazione trasforma la reperibilità in H24. Lo storytelling della Bignardi sembra invece contestualizzato negli stessi luoghi comuni che incardinano le donne in una società non più umana e non più sostenibile, in cui si concorre al benessere familiare con il partner e non sottostando al suo potere economico.

Scritti come questi hanno la sola funzione di continuare a insistere sul comune pensiero in cui esiste un uomo ‘fetente’ e una donna sottomessa, senza evidenziare che non solo un altro mondo è possibile, ma che esiste già. E che non è solo durante le ferie estive che la donna deve affrancarsi da queste arcaiche sovrastrutture. E che non è solo durante le ferie estive che la donna deve affrancarsi da queste arcaiche sovrastrutture.

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