Coni, allarme Malagò: “Senza la riforma dello sport dal Cio sanzioni sicure e immediate”

Il numero uno di Palazzo H annuncia la volontà di telefonare direttamente al premier Giuseppe Conte per esprimere la preoccupazione di tutto il mondo olimpico

Foto Fabrizio Corradetti/LaPresse in foto Giovanni Malago'

ROMA“Sanzioni sicure e immediate”. Il presidente del Coni Giovanni Malagò avverte il governo: se i decreti attuativi della legge delega sulla riforma dello sport non saranno approvati entro fine agosto il Cio interverrà. “Non saremmo i primi e neanche gli ultimi. Per molti paesi che non hanno applicato la carta olimpica sapete come è andata”, dice il presidente del Coni parlando di “sconfitta assoluta per il Paese”. Nessun bluff quanto una sana dose di realismo. “Stiamo letteralmente scherzando col fuoco”, dichiara ancora. Per questo motivo il numero uno di Palazzo H annuncia la volontà di telefonare direttamente al premier Giuseppe Conte per esprimere la preoccupazione di tutto il mondo olimpico.

Le diatribe sulla riforma

“Nessuno si poteva immaginare di trovarsi in questo contesto – spiega ripercorrendo la vicenda – noi è esattamente dalla fine del 2018 che stiamo aspettando i decreti di quella che era una legge e non era una riforma. Sono passati ad oggi esattamente un anno e 8 mesi, ed è incredibile che siamo ancora in questa situazione”. E dopo essere stato in rispettoso silenzio ora lo sport alza la voce denunciando di essere “stanco” di una situazione “inaccettabile”. Le diatribe sulla riforma compattano i presidenti che non hanno più intenzione di rimanere fra l’incudine e il martello. “Siamo finiti in mezzo a una diatriba tutta politica – l’analisi di Malagò – il Coni è un finto alibi perché c’è il problema di un pezzo della politica che è contro un altro pezzo della politica e noi stiamo in mezzo e non ci possiamo e vogliamo più stare”.

La stoccata di Malagò

Le stilettate di Malagò raggiungono poi chi lo indica come ispiratore di alcune modifiche sulla bozza, le cosiddette ‘manine’. “Quale è il problema di chiedere? Se non lo fa il Coni chi lo dovrebbe fare? Se non lo avessi fatto avrei tradito e disconosciuto quelli che il 2 luglio scorso, 75 su 75 membri del Consiglio nazionale, hanno dato mandato al presidente di trattare da solo”, il ragionamento del capo dello sport italiano. E guai a dire che ci siano state concessioni nei confronti del Coni. “Ci sono alcuni temi che riteniamo siano profondamente sbagliati e ingiusti – spiega – non solo al Comitato Olimpico non è stato regalato nulla ma ci aspettiamo che molte cose vengano chiarite, carte alla mano”. A partire dalla questione dei mandati. Una materia sulla quale “non si può incidere così a ridosso delle elezioni federali” e che deve essere gestita con regole eque. “Ho sempre detto chiaramente: o tutti o nessuno”.

La riunione del Consiglio nazionale

Un mal di pancia diffuso messo nero su bianco dal Consiglio nazionale che al termine della riunione odierna respinge “all’unanimità nelle forme e nei contenuti alcuni articoli e passaggi dei testi della legge delega che, in base alle anticipazioni emerse, non rispecchiano le istanze” del Consiglio stesso. Allo stesso tempo ora toccherà alla Giunta nazionale “elaborare una proposta con l’obiettivo di compenetrare l’azione del legislatore con le oggettive necessita del movimento. L’intenzione è quella di “non depauperare l’orgoglioso patrimonio di capacità, esperienza e talento che fa dello sport italiano un modello di successo a livello internazionale”.

(LaPresse/di Andrea Capello)

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