Comincia una nuova sfida. Sempre fedeli a noi stessi

Nel giorno in cui mia figlia ha compiuto sei mesi, ieri, io ho firmato la mia prima copia di ‘Cronache’ da direttore responsabile.
Le sfide non mi hanno mai spaventato, anzi: mi piace pensare che il fatto che una giovane neo mamma possa ricoprire un ruolo tanto impegnativo e prestigioso in un settore monopolizzato dai decani del giornalismo sia il segno dei tempi che cambiano.
È la dimostrazione che ‘Cronache’ è, da sempre, il giornale delle opportunità. Per chi ci scrive, per chi lo legge. È il bello di essere liberi, di non avere azionisti capricciosi a dettare la linea editoriale e di essere, coraggiosamente e pervicacemente, la voce fuori dal coro.

Non siamo megafono di nessuno se non della gente comune, quella che abitualmente non trova tribune: ed io che 13 anni fa ho cominciato la mia carriera scrivendo da un paese di poche anime della provincia di Caserta lo so bene. Il radicamento capillare sul territorio, al di là dei salotti e dei ‘giri’ che contano, l’attenzione ai piccoli problemi delle piccole comunità, il racconto della cronaca più cruda e più vera, la denuncia a viso aperto della morsa delle organizzazioni criminali sulla Campania, le pulci al potente di turno, senza distinzione di colore politico: così siamo abituati a fare giornalismo e così continueremo a fare, sebbene sia tutt’altro che ‘comodo’ e vantaggioso.

Ma il giornalismo DEVE essere scomodo: se si ‘siede’, se mangia, se pasteggia, se copre, se è complice viene meno alla sua stessa natura. Banalità, si potrà obiettare: un giornale è comunque un prodotto commerciale. Ed è per questo che l’attacco che il governo precedente ha provato a sferrare, con la riforma Crimi, è un vero attentato alla democrazia e al pluralismo dell’informazione. Affamare le piccole realtà editoriali come la nostra eliminando i contributi di Stato significa consegnare l’informazione a chi ha i soldi. Significa imporre il pensiero unico, significa regime.

Noi di ‘Cronache’ vogliamo continuare ad essere quello che siamo. Facendo bene il nostro lavoro, in un mondo in cui si può essere sommariamente informati di ciò che accade gratis e con un clic, comodamente seduti sul proprio divano.
È questa la vera sfida per me, direttore donna, mamma e under 40: darvi ogni giorno un motivo valido per uscire di casa, col sole e con la pioggia, per andare in edicola e acquistare una copia dei nostri giornali.

Quando ieri sera sono tornata a casa, dopo la prima entusiasmante giornata di lavoro da direttore responsabile, ho festeggiato con mia figlia il suo mezzo anno di vita con rinnovata gioia. Quella che solo la consapevolezza di lavorare con onestà, con una grande squadra, per una grande platea, ti può dare.
Grazie, Cronache.

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